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LETTURE/ Jan Korec, un "traditore" che ha amato Dio fino all'ultimo

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Il cardinale Ján Korec (1924-2015) (Immagine dal web)  Il cardinale Ján Korec (1924-2015) (Immagine dal web)

"La petizione firmata sia da cattolici che da non credenti è stata innanzitutto una manifestazione di grande coraggio civile e una grande espressione di fede. (…) di fronte all'opinione pubblica in patria e all'estero questa è stata la prima azione pubblica di autodifesa dopo 40 anni di repressione (…). Di fronte al brutale intervento della polizia contro uomini, donne, ragazzi e bambini che tenevano nelle mani solo il rosario e una candela, i fedeli hanno mantenuto un atteggiamento di grande dignità (…) benché fossero bagnati fradici per l'acqua degli idranti e dei cannoni ad acqua" .

Il 6 febbraio 1990 Giovanni Paolo II lo nominò vescovo di Nitra. In una lettera inviata al papa il 25 marzo del 1990, dopo aver ribadito la totale obbedienza al successore di Pietro e ringraziato il papa per il dono della croce pettorale, rilevava i 38 anni di fedele missione secondo le istruzioni di Pio XII avute nel 1951 e gli ultimi dieci anni secondo le indicazioni di Giovanni Paolo II, di cui si diceva fedele ed umile seguace. 

Nella sua autobiografia, ricordando gli anni del carcere e l'esperienza della "Chiesa clandestina" cecoslovacca, scrive: "Era una grande lotta di tutta la nazione e di tutta la Chiesa per la fede, per il vangelo, per i valori del cristianesimo e per il cuore di noi tutti — per il nostro futuro di cristiani", e in tal modo consegna un prezioso "insegnamento per il futuro": ogni totalitarismo, palese o subdolo, si sconfigge facendosi liberi con la commovente semplicità della verità.

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