BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Papa Francesco e l'eredità di Benedetto XVI al Bundestag

Pubblicazione:

Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

Michael Beleites, di estrazione evangelica, a cui fu vietato nella Ddr di studiare biologia perché non assimilato alle esigenze del socialismo di stato, in un suo libro di biologia alternativa (Umweltresonanz), senza criticare in modo unico Charles Darwin, di cui riconosce la grandezza di osservatore della natura, fa vedere che la legge primaria nella natura però non è quella della "concorrenza" (idea questa che Darwin assimilerebbe, dice l'autore, dal primo capitalismo inglese), ma quella della "cooperazione". Egli vede nella posizione del papa una parentela con la sua "biologia alternativa", che non può per nulla piacere invece a chi vede in fondo la natura come puro "materiale" da usare per i propri bisogni. 

Forse il più grande tentativo filosofico cattolico del ventesimo secolo a livello ontologico, a partire da Homo Abyssus. Il rischio della domanda sull'essere (1961) di Ferdinand Ulrich, ha posto all'attenzione dell'uomo pensante l'idea concreta dell'essere finito come dono. Solo approfondendo questa idea, secondo l'autore, è possibile comprendere cosa sta succedendo nella nostra attualità. In questo suo tentativo, del tutto non referenziale, in cui pensa guardando negli occhi Hegel e Heidegger, Ulrich riesce a penetrare il senso della realtà in modo più profondo di Heidegger, che in fondo vede nell'essere dimenticato "qualcosa" di cui avremmo dovuto essere i pastori, mentre Ulrich vede in esso quell'atto che è avvenimento e forma, in cui Dio ci dona "quell'atmosfera di amore in cui Dio ci ha posto". Ciò che nel linguaggio filosofico è l'essere comune a tutti, papa Francesco lo traduce nella metafora della "casa comune". Nell'antropocentrismo moderno l'uomo pian piano perde lo sguardo per l'essere come dono e vi sostituisce un sguardo manipolatore.

"L'antropocentrismo moderno, paradossalmente, ha finito per collocare la ragione tecnica al di sopra della realtà, perché questo essere umano non sente più la natura né come norma valida, né come vivente rifugio" (LS, 115). Solo un essere considerato come dono in atto, non come qualcosa che semplicemente manca, può superare, come voleva Heidegger, una ragione "tecnica al di sopra della realtà". Solo ciò che è dono, che accade ora, sveglia una logica completamente diversa. Quella di una responsabilità integrale come risposta ad un amore donato; una risposta che però non sostituisce quel che "viene prima", cioè il dono, ma lo rispetta e lo vede come il "cuore" ultimo di ciò che fa.

Qui viene espresso il nucleo ontologico della "fine della modernità" di Romano Guardini, il filosofo italo-tedesco che Francesco cita nell'enciclica per le sue proprie conoscenze (voleva scrivere un dottorato su questo autore) e per l'indubbia santità dell'uomo. Nella modernità vi era ancora un sensorio per questo dono dell'essere che vien pian piano perso quando la tecnica diventa la sola logica unidimensionale intrinseca per affrontare il reale. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
10/12/2015 - sua articolo (ciro pica)

la realta, o Verità non si può negare ma confutare sì. Credo che ci sia una questione prima, poiché riconoscere che la vita è dono è un giudizio che nasce da una conoscenza. La questione prima è appunto nell'ordine della conoscenza e confutabilità. Diceva Hannah Arendt a proposito del mondo a lei contemporaneo, che il guaio era che si era sostituita la realtà con l'opinione, quindi non c'è più conoscenza, ma essa, la conoscenza, si attesta sulla tecnica, feticcio della Provvidenza. Nella religiosità antica, si cercava di capire come funzionavano le cose dando ad esse l'ordine del divino, per auspici di bene o evitare il peggio già accaduto. Una volta c'erano gli sciamani oggi i tecnoscienziati. Il tecnoscienziato è lo sciamano senza religiosità. Riconoscere il dono ed essere dono è la Grazia. A partire da ciò l'uomo ha il criterio di giudizio che salda alla radice la personalità divisa dell'uomo.