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LETTURE/ Papa Francesco e l'eredità di Benedetto XVI al Bundestag

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

Il papa è pastore che vede e si commuove in ogni incontro con i poveri, il suo è lo sguardo del pastore che fa sue le sofferenze dei poveri che portano nelle proprie piaghe ciò che ancora manca alla Passione di Cristo. Se non c'è questa commozione nel cuore e nell'anima, allora il rapporto con i poveri diventa assistenzialista o politico-ideologico. Francesco sa bene che questa situazione di povertà, di disuguaglianza che soffrono i poveri, si spiega all'interno di un sistema idolatrico del denaro che è alla base di queste disuguaglianze, di questi sfruttamenti, di queste situazioni di povertà, di violenza e di distruzione della natura.  Nella distruzione della "casa comune" e delle sue molteplici forme, legate le une con le altre in una rete ecologica, il papa vede una perdita della percezione dell'essere come dono. Così, al realismo che vede nella molteplicità una "sinfonia" si sostituisce "un paradigma omogeneo e unidimensionale".

Infine ancora un punto. Il percorso del papa non è una "assoluta novità" nel magistero cattolico. Papa Benedetto XVI, con un altro stile teologico, ma non con un altro contenuto, aveva fatto un primo passo verso l'ecologia integrale di papa Francesco quando parlò, nel suo discorso al parlamento tedesco (22 settembre 2011) della necessità di una "ecologia dell'uomo": "Vorrei però affrontare con forza un punto che — mi pare — venga trascurato oggi come ieri: esiste anche un'ecologia dell'uomo. Anche l'uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L'uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L'uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli rispetta la natura, la ascolta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana". 

Quella libertà che per l'appunto è in gioco nella grande sfida lanciata da Francesco (cfr. l'intervento all'Onu) sulla responsabilità, anche al cospetto delle generazioni future, per la nostra casa comune, cioè per la natura e per la natura dell'uomo (ecologia integrale); fonte di quella gioia che Charles de Foucauld ha voluto portare fino ai Tuareg. 

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COMMENTI
10/12/2015 - sua articolo (ciro pica)

la realta, o Verità non si può negare ma confutare sì. Credo che ci sia una questione prima, poiché riconoscere che la vita è dono è un giudizio che nasce da una conoscenza. La questione prima è appunto nell'ordine della conoscenza e confutabilità. Diceva Hannah Arendt a proposito del mondo a lei contemporaneo, che il guaio era che si era sostituita la realtà con l'opinione, quindi non c'è più conoscenza, ma essa, la conoscenza, si attesta sulla tecnica, feticcio della Provvidenza. Nella religiosità antica, si cercava di capire come funzionavano le cose dando ad esse l'ordine del divino, per auspici di bene o evitare il peggio già accaduto. Una volta c'erano gli sciamani oggi i tecnoscienziati. Il tecnoscienziato è lo sciamano senza religiosità. Riconoscere il dono ed essere dono è la Grazia. A partire da ciò l'uomo ha il criterio di giudizio che salda alla radice la personalità divisa dell'uomo.