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LETTURE/ Papa Francesco e l'eredità di Benedetto XVI al Bundestag

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

LIPSIA — In una meditazione del novembre del 1896 sul libro della Genesi Charles de Foucauld, che forse più di tutti, negli ultimi tempi, ha rappresentato una "chiesa in uscita", con la sua vita eucaristica tra i Tuareg, esprime il senso ultimo di quella "ecologia integrale" che è il cuore dell'ultima enciclica di papa Francesco Laudato si' e che ancora una volta lo mostra come un pontefice che non può essere inquadrato "nello schema di sinistra e destra", come si è espresso con ragione, sulla Faz, Daniel Deckers. "In quale atmosfera di amore ci hai posto, mio Dio, e come deve amare il mio cuore, visto che vivo in Colui che amo, ricolmo, permeato da Lui, avvolto nelle sue opere! Come sei buono! Come sono felice! (…) San Francesco d'Assisi, nel nome di nostro Signore Gesù Cristo, prega per me, così che io, con te, ami Dio, il Suo Cristo e le Sue opere!" (Charles de Foucauld). Anche i chiari no — contro il nominalismo delle dichiarazioni, o contro il narcotraffico, o contro le colonizzazioni ideologiche a riguardo della famiglia — che il Santo Padre ha pronunciato nel suo discorso all'Onu o nell'enciclica stessa, nascono da questo grande sì: sì all'opera tutta di Dio. 

Questo fa di lui un uomo "radicale e scomodo" (sempre D. Deckers), che con chiarezza dice cosa stiamo facendo alla nostra "casa comune": "Questa sorella (San Francesco la chiamava: "nostra madre terra") protesta per il male che le provochiamo, a causa dell'uso irresponsabile e dell'abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c'è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell'acqua, nell'aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c'è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr. Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora" (LS, 2).

Che Francesco sia un "radicale e scomodo" si vede anche nella mancata ricezione dell'enciclica da parte dei vescovi tedeschi e da parte della Cdu. I primi vengono confrontati con un modo di argomentare del papa che non permette di nascondersi dietro frasi vagamente filosofiche, ma in cui lui difende concretamente la diversità biologica, la molteplicità delle arti nella natura e lotta contro precise forme di produzione (per esempio con l'estrazione del carbone) che danneggiano la nostra "casa comune". I politici della Cdu in Sassonia vedono invece nell'enciclica del papa un'ingerenza in cose di questo mondo, che non possono essere affrontare con il Vangelo in mano. 



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COMMENTI
10/12/2015 - sua articolo (ciro pica)

la realta, o Verità non si può negare ma confutare sì. Credo che ci sia una questione prima, poiché riconoscere che la vita è dono è un giudizio che nasce da una conoscenza. La questione prima è appunto nell'ordine della conoscenza e confutabilità. Diceva Hannah Arendt a proposito del mondo a lei contemporaneo, che il guaio era che si era sostituita la realtà con l'opinione, quindi non c'è più conoscenza, ma essa, la conoscenza, si attesta sulla tecnica, feticcio della Provvidenza. Nella religiosità antica, si cercava di capire come funzionavano le cose dando ad esse l'ordine del divino, per auspici di bene o evitare il peggio già accaduto. Una volta c'erano gli sciamani oggi i tecnoscienziati. Il tecnoscienziato è lo sciamano senza religiosità. Riconoscere il dono ed essere dono è la Grazia. A partire da ciò l'uomo ha il criterio di giudizio che salda alla radice la personalità divisa dell'uomo.