BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

TERESA D'AVILA/ Il segreto di una mistica che piace anche ai non credenti

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Gianlorenzo Bernini, Estasi di Santa Teresa d'Avila (1647-52, particolare) (Foto dal web)  Gianlorenzo Bernini, Estasi di Santa Teresa d'Avila (1647-52, particolare) (Foto dal web)

Quel che è certo è che il centenario ha mostrato anche che Teresa interessa a tutti, credenti e non, proprio nella sua totalità. Rispetto a epoche più o meno lontane della sua fortuna, in cui si è costruita una santa tutta mistica, avvolte dalle nuvole delle esperienze straordinarie cui aveva accesso (è la barocchizzazione, il cui snodo chiave è il gruppo marmoreo del Bernini a Roma), o una Teresa protofemminista, passando per le varie letture psicoanalitiche e lo studio delle patologie fisiche e psichiche di cui avrebbe sofferto, oggi, finalmente, siamo pronti per cogliere a tutto tondo e nella sua complessità la figura di Teresa, senza sopprimere gli elementi che possano disturbare un quadro preconcepito. 

Chi è Teresa? Una borghese di Avila (città di rilievo nella Castiglia del XVI secolo), di ascendenze ebraiche, che soffre con la sua famiglia il sospetto e l'emarginazione a sfondo razziale, e sa trarre proprio da questo l'energia per combattere ogni pregiudizio e convenzione e avviare con forza la riforma dell'ordine (anche del ramo maschile, lei donna!), per porre in primo piano l'orazione, il raccoglimento, il rapporto intimo con Dio costantemente ricercato nelle difficoltà e nelle trappole dei labirinti dell'anima. Ma, oltre a questo, una donna che sa agire convinta del ruolo che le donne devono avere nel mondo e nella Chiesa, che si muove entro coordinate concrete (la Spagna del Cinquecento), concependo (ce lo dimostrano le cinquecento lettere che di lei ci restano) i monasteri che fondava come realtà vincolate alla società, agli uomini e alle donne che non avevano fatto la scelta della vita religiosa ma condividevano inquietudini spirituali profonde. E poi, naturalmente, la grande scrittrice, la più grande in lingua spagnola, che sa affrontare in volgare e senza studi teologici le questioni più ardue della vita dello spirito, senza arretrare mai quando si tratta di affermare i diritti dell'anima a cercare il suo amato. Ne derivano pagine stupende, in cui l'io della scrittrice si impone pagina dopo pagina, e in cui si fatica a distinguere tra l'umiltà dell'io scrivente (che si dichiara sempre inadeguato per l'altezza dei temi da trattare) e quella dell'io contemplante (che non è mai all'altezza dei doni che riceve). È qui che Teresa diventa stratega comunicativa eccezionale: si mostra infatti in tutta la propria fragilità umana, sempre bisognosa dell'integrazione metafisica, e mostrando la misericordia infinita di Dio, coinvolge chi la legge animando ad imboccare il suo stesso cammino.

Ecco: "Rileggere Santa Teresa dovrebbe essere il frutto di questo centenario", dichiarò alla fine dello scorso anno in un'intervista padre Fausto Lincio, carmelitano. Il ricco scaffale teresiano che, soprattutto in Spagna, le librerie hanno riservato a Teresa, e il gran numero di opere edite (in particolare dalla Editorial de espiritualidad di Madrid, e dalle edizioni Ocd, di Roma, le due più importanti case editrici carmelitane), lascia sperare che l'auspicio si sia compiuto, anche se, va detto, le ristampe superano le novità. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >