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COMUNISTI/ Armando Cossutta e il "dio" sconfitto dell'uomo di Mosca

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Armando Cossutta (1926-2015) (Foto dal web)  Armando Cossutta (1926-2015) (Foto dal web)

Fu il 15 dicembre del 1981, in occasione del colpo di stato di Jaruzelski in Polonia, che Berlinguer parlò di "esaurimento della spinta propulsiva" del comunismo sovietico. E fu allora che Cossutta controreplicò con l'accusa di "strappo". Divenne l'uomo di Mosca, per pochi anni. Tentò, dopo la fine del Pci, di replicare il Pci con Rifondazione comunista nel 1991. Quando Bertinotti votò contro il governo Prodi nel 1998, Cossutta, che non aveva mai amato il massimalismo operaista dell'ex-sindacalista, di origine socialista-lombardiana, fondò il Partito dei comunisti italiani. Da cui uscirà nel 2006. 

"Ton dròmon tetéleka, tèn pìstin tetéreka", così San Paolo nella Seconda lettera a Timoteo: "ho finito la corsa, ho conservato la fede".  Solo che la fede di Cossutta aveva perso il suo Dio. Non lo ha mai voluto riconoscere. Farlo avrebbe implicato un cambio totale di paradigma, la presa d'atto che il movimento operaio e sindacale e ogni movimento per la liberazione dall'oppressione per far valere le proprie ragioni doveva rompere con il marxismo e abbracciare una filosofia della libertà. Questo, almeno, aveva raccomandato Carlo Rosselli già dal  1930, con il suo "socialismo liberale". Cambiare un paradigma che è l'esistenza stessa, un'esistenza tutta politica, non è facile per nessuno. Cossutta ha combattuto e ha perso. La storia umana non conosce redenzioni. Si fa un pezzo di strada insieme ad essa e poi si rotola via. Per il mondo incerto e drammatico della storia presente il marxismo di Armando Cossutta è ormai solo una sbrindellata ragnatela.   



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COMMENTI
16/12/2015 - cossutta (sergio bianchini)

Le analisi di Cominelli sono sempre toccanti e suscitano pensieri. Questo articolo mi ha fatto pensare alcune cose che seguono. Non ho mai ammirato Cossutta, che brandiva "piattamente" il sogno comunista, sviluppo radicale dell'egualitarismo della rivoluzione francese. Ma lui lo brandiva apertamente, senza cercare di camuffarlo democraticamente e signorilmente. Gli altri "comunisti" erano migliori di lui? Il mito egualitario però è ancora vivissimo sotto altre spoglie, vedi reddito di cittadinanza dei Grillini. Il grande mistero italiano è l'egemonia comunista in Italia centrale. Cosa è stata veramente? Forse il camuffamento del granducato di Toscana che da sempre era stato allergico all'egemonia sabauda ed al suo centralismo? I due regni dell'Italia centrale (toscano e romano) furono spazzati via dall'unificazione ma gli spodestati hanno continuato a vivere sotto la cenere. Guarda caso la nascita del PCI avvenne a Livorno e non nel nord industriale. Mussolini era romagnolo e non nordista. Nel nord il PCI non raggiunse mai il 30%. Nel dopoguerra il centro si incistò intorno al PCI ed è divenuto massa di manovra del blocco centromeridionalista che dagli anni settanta ha in mano il paese. Ma adesso questo blocco si è rotto e la Toscana ed il centro Italia sono disponibili per una nuova egemonia a traino e a governo dell'Italia. Il nord dovrebbe approfittarne e non allearsi al sud Italia contro il centro.