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LICIO GELLI/ Come faremo ora senza la "leggenda nera" del Grande Complotto?

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Licio Gelli (1919-2015) (Foto dal web)  Licio Gelli (1919-2015) (Foto dal web)

Siamo così immersi nel Grande Complotto. L'artefice è sempre Gelli e la P2, e la regia è degli Stati Uniti, di ministri (Restivo, Rumor, il presidente Saragat eccetera), di ufficiali dei servizi segreti, dei carabinieri e dell'esercito. I giudici istruttori per la strage di Bologna, ma anche il magistrato torinese Gian Carlo Castelli avallano, senza remore né l'esigenza di qualche straccio di prova, l'esistenza dal 1960 al 1980 di una strategia politica di natura terroristica: "Da Portella della Ginestra alla strage di Bologna, alle altre stragi eversive, dagli omicidi politico-mafiosi degli anni 70 e 80 a Palermo, fino alle stragi del '92 e del '93. Dal terrorismo degli anni 70 e 80 a quella che sembra essere la ripresa terroristica attuale emerge la presenza di un filo comune", cioè di un doppio Stato, "poteri criminali che cercano di usare il linguaggio della violenza per arrestare la democrazia nel nostro paese" (si veda "Il lungo filo oscuro dei misteri italiani", intervista di Francesco La Licata a Gian Carlo Caselli, La Stampa, 24 maggio 1999). 

Sulla stessa lunghezza d'onda si muovono N. Tranfaglia, G. Galli, G. Zagrebelsky, F. De Felice (con altra misura e finezza) e l'autore di una temeraria (perché priva di ogni documentazione elementare) storia dei servizi segreti, G. De Lutiis; ma si potrebbe continuare.

Il ricorso alla citazione del sempre presente Grande Burattinaio di Pistoia, dato costantemente come ispiratore o organizzatore, si sostituisce al compito di fornire ai lettori elementi fattuali precisi di questo modello esplicativo dei misteri della storia italiana. 

Il movente della strage di Bologna non è chiaro. Mancano i mandanti, cioè i colpevoli. E la lista dei beneficiari di tutti questi "anni di piombo" alla fine risulterebbe coincidere con quella dei maggiori leader delle correnti moderate della Dc. In realtà, nella storia dell'Italia repubblicana non è mai esistito nessun Grande Complotto; la volontà di tenere i comunisti fuori dal governo è stata sempre esplicita sia da parte del Dipartimento di Stato, sia di uomini come Aldo Moro.

Ora Gelli è morto. Forse bisognerebbe decidersi a rappresentarlo come faccendiere, con un gusto per tessere intrighi e mettere insieme persone e personaggi diversi. Millantato credito e qualche roboante delirio, sì; ma ordire colpi di stato e fare stragi, direi proprio di no; è un'altra cosa.



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