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LICIO GELLI/ Come faremo ora senza la "leggenda nera" del Grande Complotto?

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Licio Gelli (1919-2015) (Foto dal web)  Licio Gelli (1919-2015) (Foto dal web)

Non avendo nè origini nè identità nazionale, la sinistra comunista in Italia ha avuto bisogno di inventarsi un nemico interno, oltre a quello esterno rappresentato tradizionalmente dagli Stati Uniti.

Due mi sembrano i personaggi,di cui si è servita facendo leva sulla politicizzazione della magistratura e sulla estrema contiguità di essa con il Pci. Uno, Luigi Cavallo, torinese, comandante partigiano, giornalista de l'Unità, il primo a schierarsi a fianco di Tito contro Stalin e degli operai di Poznam e Budapest. Proveniva dall'anti-fascismo e dalle fila del comunismo di Torino. Il secondo, Licio Gelli, toscano, veniva dal fascismo degli anni di guerra e dalle grandi improvvise metamorfosi della Liberazione, che lo portarono a collaborare con i servizi degli Stati Uniti e del Pci fino a dare vita ad un'organizzazione dedita ai ricatti e alle intimidazioni.

Cavallo è morto l'8 settembre 2005, cioè ormai 10 anni fa, ma ha speso gran parte della sua vita a difendersi da accuse micidiali. Attentati, organizzazione di colpi di stato, azioni criminali ecc. gli sono stati ampiamente e tenacemente attribuiti.Ma se si consultano gli archivi delle commissioni parlamentari d'inchiesta o dei tribunali ci si rende conto che quasi mai gli è stata data la possibilità di difendersi. Esiste una storiografia miserabile, come quella che si pasce di fantasie su complotti, nella quale non accade mai che venga eseguito il primo atto al quale uno storico e un magistrato sono tenuti: cioè controllare i documenti, verificare le prove.

Ebbene, questo disinteresse per le ragioni stesse del mestiere di storico serve a coprire la vera attività che questi studiosi esercitano, quella di puri strumenti, agenti di legittimazione politica degli interessi del Pci — prima — e di ciò che è sopravvissuto nelle retrovie renziane, poi.

Cavallo ha compiuto azioni terribili. E' stato, infatti, colui che diede inizio, prima del Pci, alla resistenza partigiana in Piemonte, e fu uno stretto collaboratore (come traduttore e come redattore a Torino del quotidiano l'Unità) di Togliatti e di Molotov nelle assemblee internazionali sul dopoguerra tenute a Parigi. 

Ebbe il coraggio di sostenere le ragioni dei comunisti jugoslavi contro Mosca. Fu espulso dal Pci e condusse contro i suoi dirigenti, col materiale da essi spesso fornitogli, un'intensa campagna di stampa anche con giornali murali. Si comportò da rigoroso e impeccabile anticomunista. Verrà accusato, per ritorsione, di essere stato, addirittura, una spia al servizio dei nazisti solo perché aveva studiato il tedesco (come il russo) e si era laureato a Berlino negli anni Trenta.

Licio Gelli non era, come Luigi Cavallo, un uomo di sinistra.Veniva dalla destra, si schierò dalla parte dei franchisti spagnoli, ma durante la guerra civile e successivamente riuscì a collaborare con i comunisti del Cln, in un rapporto di reciproci scambi amicali, salvando partigiani e vite umane.



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