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LETTURE/ "La reliquia di Costantinopoli", un impasto di sangue, bellezza e santità

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Istanbul, Santa Sofia (Foto dal web)  Istanbul, Santa Sofia (Foto dal web)

Nelle settimane di lettura del libro è capitato molto nel mondo, per esempio gli avvenimenti parigini di novembre, e spesso mi sono detto che non era certo un caso che leggessi proprio questo libro, proprio in questo tempo. Ovviamente né spero né temo, per ora, che la società occidentale stia cadendo com'è caduta Costantinopoli, in fondo abbandonata dai potenti cristiani di allora. Ma questo tempo, che ha fatto dire a papa Francesco che siamo in una terza guerra mondiale a pezzi, mi interroga profondamente e questo romanzo, che certamente prima facie è la lettura di un racconto avventuroso, è stata una compagnia adeguata. Adeguata perché non descrive l'identità cristiana come il perverso bisogno di un nemico (quasi che se questo non ci fosse, noi non fossimo nulla), ma tiene conto che un nemico, che dei nemici esistono, e che anche al loro cospetto abbiamo bisogno di un senso e di un compito che ci permetta di vivere e di morire. 

Nella Reliquia di Costantinopoli il senso è narrato, non solo nella ricerca delle reliquie, ma in primo luogo in un certo senso nella grande amicizia "trasversale", per così dire, del romanzo, tra il cristiano greco-ortodosso Gregorio e l'ebreo veneziano Malachia (questo personaggio permette a Malaguti di usare con maestria anche in questo romanzo il dialetto veneto), entrambi mercanti ed amici dalla prima infanzia. L'ebreo alla fine sacrifica la vita per l'amico cristiano perché questo porti al termine il suo compito. L'ultima scena del loro rapporto di amicizia, che mi ha strappato le lacrime, perché in fondo si tratta del "suo unico amico", dell'unica persona che in questa terribile solitudine della caduta gli è vicina, viene iniziata con una delle frasi che spesso nel libro mi hanno portato a sorridere o ridere: "Va' via, mona!". In questo "va' via, mona" c'è tutta la percezione e la tenerezza non sentimentale dell'amico: lo so che anche tu daresti la vita per me, ma adesso allontanati, in modo che il compito venga portato al termine. Allontanati senza fare di me un "mito" — come non lo faccio io che penso che tu sia un mona ingenuo: chi se no, a parte un "mona", si mette a cercare reliquie in mezzo ad un assedio? Negli ultimi momenti della Città, di Costantinopoli, della Nuova Roma, Gregorio riesce, proprio in casa di Malachia, dove erano state nascoste le altre quattro reliquie, a vivere un momento di preghiera e contemplazione aprendo il reliquiario in cui è contenuta la reliquia più importante: quella della croce. "È caduto per me, per la reliquia di fronte alla quale sono inginocchiato: penso che, in fin dei conti, svelare a casa dell'amico l'ultimo mistero, chiudere il cerchio della nostra missione, sia il meno che possa fare: 'Se non sei nella Geenna', mormoro, 'goditi lo spettacolo, maledetto veneziano'".  



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