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LETTURE/ Crac bancario, quando la "società civile" dimentica le domande giuste

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Luigi Sturzo (1871-1959) (Immagine dal web)  Luigi Sturzo (1871-1959) (Immagine dal web)

Si tratta di una tradizione italiana, cristiana, europea, che dir si voglia, che ha saputo opporsi all'abominio del totalitarismo nazifascista e comunista, mentre buona parte dei cattolici italiani (non certo Sturzo ed Einaudi) si attardava nell'impossibile riesumazione del corporativismo, proprio in nome di quel "civile" che si risolve nel "politico" e che finisce per essere omogeneizzato dal soggetto che, per definizione, avanza la pretesa di "vertice sintetico": lo "Stato".

Per tornare al punto di partenza e tentare una sommaria conclusione, se maggior coinvolgimento della società civile nella governance bancaria significa semplicemente "aggiungere un posto a tavola" nei consigli di amministrazione, allora saremmo sempre nella logica neo-corporativa di chi interpreta il "civile" come una forma di pluralismo istituzionale, gerarchizzato dallo "Stato".

Allora, per concludere, con Popper, Antiseri e Sturzo, credo che razionale non sia chiedersi "Chi debba comandare?", quanto piuttosto rispondere a quest'altro interrogativo popperiano: "come ci è possibile controllare chi comanda? […] come possiamo organizzare le istituzioni politiche in modo da impedire che i governanti cattivi o incompetenti facciano troppo danno?". 

Sembrerebbe proprio questa la domanda più significativa in una società aperta, popolata da persone fallibili, ma perfettibili, e desiderose di promuovere le condizioni istituzionali del bene comune. Nel contempo, con tristezza, guardando il grado di colpevole disinteresse o distrazione di certi organi di controllo, con riferimento al caso in questione, ci tocca constatare che sembrerebbe sia stata proprio questa la domanda maggiormente negletta da quella società civile che troppo spesso retoricamente si esalta e che sovente si accontenta di un "posto a tavola", piuttosto che rappresentare il limite invalicabile e l'argine critico nei confronti di chi detiene il potere.



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