BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Noi, peccatori baciati dal Padre

Pubblicazione:

Ludovico Carracci, Cristo e la Cananea (1593-4, particolare) (Immagine dal web)  Ludovico Carracci, Cristo e la Cananea (1593-4, particolare) (Immagine dal web)

Non sono questioni di pura teologia di scuola. Qui si rimette in gioco la fede come chiave della risposta al problema umano, che non si può ridurre alla riforma del mondo sociale e al contenimento dei disagi che lo inquinano, ma consiste innanzitutto nella guarigione del male dell'io. Il nucleo di fondo su cui misurarsi non può che essere il dramma della luce o del senso da ridare alla vita della persona. Per coglierne le implicazioni, può essere utile tornare, proprio all'apertura del Giubileo straordinario della Misericordia, su alcuni passaggi della bella lezione di p. Mauro-Giuseppe Lepori presentata al Meeting di Rimini di quest'anno, sullo stesso tema generale dell'ultima edizione della manifestazione. 

Nella parte finale del suo intervento, l'abate generale dei cistercensi riprende il commento alla parabola del figliuol prodigo, sottolineando con forza la centralità di uno sguardo sulla vita del mondo dominato dall'esperienza della carità che non possiamo farci da noi, la carità che redime venendoci profusa in puro dono: "Non si può più vivere che per diffondere la testimonianza della misericordia del Padre, cioè della scoperta che anche l'ultimo dei perduti, soprattutto l'ultimo dei perduti, ha nel cuore di Dio uno spazio infinito di attesa, di desiderio, un abisso di amore misericordioso che arde di abbracciare, di baciare, chi è perduto".

L'accenno all'ardore del bacio sponsale potrebbe sorprendere chi non è allenato a confrontarsi con il discorso religioso sviluppato fino alle sue ultime conseguenze. Ma il rimando viene subito dopo persino dilatato mettendo arditamente in rapporto il registro della misericordia nutrita dall'amore divino con il linguaggio di quello che una consuetudine plurisecolare ha etichettato con il termine di "adorazione": "Gesù ha detto alla samaritana che il Padre cerca adoratori. In latino 'adorare' ha l'etimologia della tensione alla bocca, ad os, cioè comporta anche l'idea del bacio. È proprio questo che fa il padre della parabola col figlio appena tornato: lo stringe al collo e lo bacia. L'adorazione cristiana non è uno stare di fronte a un mistero indifferente, ma lo starci all'abbraccio e al bacio di un Dio a cui si ritorna, e i Padri della Chiesa non hanno mancato di far notare che il bacio di Dio è la comunicazione all'uomo dello Spirito Santo, [cioè] della vita e comunione amante della Trinità. Tutta la mistica cristiana sta in questo bacio del Padre misericordioso che ci trasmette lo Spirito dell'adozione filiale in Cristo. La mistica cristiana è una mistica di peccatori abbracciati e baciati dal Padre".

Accostato in questi termini, il tema del ritorno del figlio perduto all'abbraccio amoroso del padre che, lui per primo, lo ha desiderato e gli è andato incontro si libera di ogni evanescenza superficialmente sentimentale. Le sue radici affondano in una storia di spessore straordinario, che le tracce segnaletiche abbozzate nel cenno di p. Lepori riconducono senza equivoci a una linea precisa della più alta pietà cristiana di ogni tempo. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >