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LETTURE/ Noi, peccatori baciati dal Padre

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Ludovico Carracci, Cristo e la Cananea (1593-4, particolare) (Immagine dal web)  Ludovico Carracci, Cristo e la Cananea (1593-4, particolare) (Immagine dal web)

È la linea che trova per esempio nei Sermones di san Bernardo di Chiaravalle sul Cantico dei cantici una delle sue pietre miliari. Nel sermone ottavo, san Bernardo sfrutta già con assoluta esplicitezza la metafora del bacio per tradurre in simbolo concreto l'idea del vincolo che lega le persone divine nel mistero della comunione trinitaria e da lì si riverbera nel fiume di carità riversato sull'uomo disponibile all'umile atto dell'adorazione, trascinato dall'intensità dell'affetto che cerca un volto a cui fiduciosamente affidarsi: "Se, giustamente, il Padre viene inteso come colui che bacia e il Figlio come colui che è baciato, non sarà certo fuori luogo interpretare lo Spirito Santo come bacio, poiché egli è l'imperturbabile pace del Padre e del Figlio, il saldo vincolo, l'indivisibile amore e l'indissolubile unità".

Dalla matrice poetica del Cantico veterotestamentario, il tema del bacio segno supremo dell'amore in cui fluisce la misericordia divina assume anche, in un altro autore della prima generazione cistercense del XII secolo, Aelredo di Rievaulx, il significato più umano del bacio di amicizia che stringe nell'unità coloro i quali, condividendo la medesima vocazione al destino, diventano "un cuor solo e un'anima sola". Ma il "bacio spirituale" a cui pensa Aelredo non è "un contatto della bocca, bensì un sentimento del cuore; non è un congiungere le labbra, ma un fondere gli spiriti", e in esso traspare in controluce lo stesso "bacio di Cristo, perché è lui che lo dà, non direttamente con la sua bocca, ma con quella dell'amico, ed è lui quello che inspira in quelli che si amano quel santissimo affetto che li fa sentire uniti al punto da sembrar loro che, in corpi diversi, abiti una sola anima". Gradino superiore, nell'ascesa al soprannaturale, è il "bacio intellettuale", che è "l'infusione della grazia mediante lo Spirito di Dio". E così si ritorna al registro più teologico, che vede nella terza persona della Trinità la forza del legame che tiene unite le prime due e comunica la possibilità della partecipazione alla loro totale fusione attraverso il dono della misericordia da cui l'uomo è abbracciato con un "bacio" di rigenerazione a vita nuova, che unifica e trasforma in una cosa sola.

Il tema dello Spirito Santo visto come bacio della misericordia divina si rintraccia già in Ambrogio. Riaffiora persino nella codificazione sistematica della scolastica di san Tommaso, e prima ancora percorre tutta la grande scuola monastica del medioevo occidentale, come mostra Gregorio Penco in un suo pregevole studio sulla spiritualità e sulla cultura che essa ha saputo generare. Tornando alla lezione di p. Lepori da cui siamo partiti: si può dire allora che l'esistenza cristiana come tale è un "andare verso tutti, e accogliere tutti, con la coscienza e quindi la testimonianza che ogni persona umana sta mancando al Padre, all'abbraccio e al bacio di un Dio che comunica sé stesso come amore, come misericordia". La missione cristiana è inoltrarsi anche verso "il peggior nemico… lasciandosi precedere dalla coscienza, cioè dall'esperienza, e dalla celebrazione della misericordia eterna di Dio". Perché non si può certamente dubitare che ci sia, forse più ancora che nei primi secoli dell'era cristiana, "un profondo bisogno di mistica della misericordia nel mondo di oggi".

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