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LETTURE/ Natale, Betlemme contro Babele

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Antoni Gaudì, Sagrada Familia (Foto dal web)  Antoni Gaudì, Sagrada Familia (Foto dal web)

Non è più il tempo del pianto o del cruccio, poiché "il Signore aspetta con fiducia per farci grazia" (Is 30,18). La nostra attesa è legittimata e radicata nella Sua attesa, che dalla grotta interpella reiteratamente la nostra intelligenza. Alessandro Manzoni  ha espresso con straordinaria icasticità la forza di questa iniziativa misericordiosa che ci sottrae all'orizzonte della nostra miseria: "Qual era mai persona / che al Santo inaccessibile / potesse dir: perdona?" (Il Natale, vv. 23-25). Là dove era uno sforzo vano, ora si dischiude la possibilità di un rapporto personale, per effetto del primato — in Dio — dell'amore. Tocca all'uomo di dire sì a simile offerta. Eppure proprio Manzoni registra la fatica d'un tale assenso, che obbliga a rivedere ogni criterio e metro di giudizio, fino a riconoscere il nostro re incarnato in una stalla. È il traguardo verso cui Natale ci chiama e ci conduce, ed è l'unica preghiera che occorre: per rinunciare a sé e lasciarsi ferire dall'annuncio d'un Dio che, anziché nascondersi, si manifesta nella polvere dell'ultimo. Un Dio che, rivelandosi, si nasconde agli occhi dei superbi e dei potenti sui troni, non a quelli degli affamati (Lc 1, 51-52).



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