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LETTURE/ Miguel Mañara, imparare il "giusto peso delle cose"

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Non è facile per nessuno giungere a simile maturità, ma è possibile desiderarlo. Allora la vita, anche quella più comune, offrirà degli incontri in cui, seppure per frammenti, saranno abbozzati i tratti di persone che hanno saputo far tesoro del passare degli anni. Possono essere i santi che più incarnano questo equilibrio, le testimonianze depositate nei libri di chi ha saputo descrivere l'esperienza della vita in modo bello e convincente, ma anche le persone che incontriamo ogni giorno e che rivelano tratti di una saggezza semplice e solida, gli amici più cari di cui vediamo il cammino e da cui impariamo a mettere un passo dopo l'altro. Allora l'aria diventa più pura e la vetta non è sognata, ma perseguita.



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COMMENTI
26/12/2015 - cioni (Maurizio Vitali)

Ottimi spunti che mi invogliano - alla mia età, in bilico tra una maturità chissà se raggiunta, un'infanzia chissà se superata (spero di no) e una vecchiaia chissà se iniziata (sia come sia) - a rileggere il MIguel Manara.Thank's Laura. Grazie specialmente per il richiamo alla via tra filari di gelsomini o tra filari di tombe. Nella canzone Rien ne va plus, che Jannacci ha scritto negli ultimi anni della sua vita pensando a vita e morte di Pantani, c'è un verso assai simile, ripetuto due volte in parti diverse della canzone, dove ci sono i gelsomini e... le mosche; e dove la vita è talvolta una bella fontana talaltra una brutta puttana: "bella fontana ch'è la vita/ vive tra mosche e gelsomini...."/ "brutta puttana ch'è sta vita/ vive tra mosche e gelsomini...". E comunque, a un certo punto, cioè adesso, rien ne va plus. Non si può (più) barare.