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ARTE/ Letizia Fornasieri, la pittura che "canta" prima della forma

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Da un'opera di Letizia Fornasieri, particolare (Immagine d'archivio)  Da un'opera di Letizia Fornasieri, particolare (Immagine d'archivio)

Questa forma che io voglio andare ad incontrare e poi rendere visibile a me e all'occhio degli altri è qualcosa che io ho visto, sicuramente. Direi che il mio lavoro non è stato mai concettuale, semmai astratto, anche se questa pittura può sembrare un poco più astrattista, perché dettaglia in modo meno naturalistico le cose. Ma io non voglio perdere la relazione col soggetto, per cui si capisce che c'è un vigneto, si capisce che ci sono degli ulivi, che ci sono dei campi. Anzi sono andata a trovare, a scovare degli strumenti che mi permettessero una resa ancora più realistica, contraddicendomi un po' rispetto a quanto dicevo prima. Per esempio l'aratura dei campi è resa con il pettine, quindi passando il pettine sulla zona di colore. Ho cercato sì di dettagliare, ma in modo meno naturalistico, di cogliere degli aspetti invece peculiari di una cosa: di una pianta, di un terreno. Io questa dimensione non la voglio perdere.

 

Questo "cantare prima" della pittura, che cos'è? Che nome gli dai?

Provo a raccontare. Una ventina d'anni fa mi rimase impresso un testo di don Giussani in cui egli, parlando della resurrezione di Cristo, diceva che dopo di essa il Suo corpo non era più legato né al tempo né allo spazio. Mi vennero subito in mente i pastelli di Congdon, che hanno come una loro autonomia e quindi non sono più riferiti a qualcosa di naturalistico, di visivo, che uno ha visto. Ho come fatto un'analogia tra l'affermazione di Giussani e le opere che avevo visto. Rispetto a come io lavoravo, mi sembravano molto strani questi pastelli, molto lontani da me; ma non potei fare finta di non aver sentito ciò che disse don Giussani. La sua affermazione rimase in me, e forse in quest'ultimo periodo è riemersa più che in passato. Ecco, è giunta la possibilità di accettare un'opera che non ha nessun riferimento naturalistico e tuttavia capita in un luogo o in un altro, proprio come avveniva per il corpo di Cristo dopo la resurrezione, che passava attraverso le porte, dicono i vangeli, e si manifestava senza il limite della nostra esperienza umana. Che la pittura "canti" vuol dire che forse ha un attimo di autonomia sua, prima di andare a dettagliare le cose. La funzione con cui io ho usato la pittura è stata prevalentemente questa, anche se nel mio percorso pittorico le immagini sono molto distorte e molto costruite (molti hanno parlato di "espressionismo pittorico"), non sicuramente però di un realismo fotografico. Però questo fatto dell'autonomia da un paio d'anni mi suggerisce che forse c'è, e non saprei dirlo diversamente, un "abbraccio" un attimo prima alla cosa, che non dipende direttamente da essa.

 

Queste nuove opere sono un'esplosione di colori, sensati e in rapporto tra loro. "Sensati" nel senso di belli-nelle-loro-relazioni. L'hanno notato in tanti. Hai detto spesso che che è il colore che genera la forma. Che cosa c'è di nuovo in queste opere e cosa di antico nella tua posizione?

Direi invece che nella mia pittura ho sempre affermato che il colore viene dopo la forma. C'è un prevalere della forma nella realtà. Per esempio se uno vede un catino rosso o blu, e si immagina di entrare in bagno o in cucina di notte, quando tocca quel catino lo pensa rosso, anche se lì non si vede. Inoltre, io negli anni ho fatto l'osservazione che non esiste un colore se non appartenente ad una forma, nella nostra esperienza anche il cielo appartiene ad una certa fisicità delle nuvole, dell'aria. Ma non esiste questo colore bordeaux se non è qui, in questo passamaneria della borsa. Nella pittura di oggi c'è di nuovo, forse, la libertà di vestire di nuovo le cose, con degli aspetti che non sono propriamente naturalistici. Inserire dei violetti, dei verdi, degli azzurri, nei campi, nella terra, oppure nelle vigne. C'è come una libertà maggiore, forse.

 

Queste opere fanno apparire una realtà previa, che si vede prima, come hai detto tu. Sei d'accordo su questo?



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