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ARTE/ Letizia Fornasieri, la pittura che "canta" prima della forma

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Da un'opera di Letizia Fornasieri, particolare (Immagine d'archivio)  Da un'opera di Letizia Fornasieri, particolare (Immagine d'archivio)

Volendo bene a quelle persone mi sono introdotta a un mondo a me sconosciuto. Questo però non basta. Occorre che uno abbia una domanda, ci vuole qualcosa che tu stai già cercando. Questo "qualcosa" che stavo già cercando, negli anni si è specificato e questa domanda ha assunto la connotazione della ricerca di questa pittura più veloce e un po' più ancora astratta. Poi fare tante opere ha dipeso in parte anche dalla superficie che ho trovato, che consente una velocità maggiore del lavoro. 

 

Questo cielo ad orizzonte alto, quindi questa realtà, questa distesa che invade l'opera fa venire in mente Congdon, come nota nel suo testo Paolo Biscottini, direttore del Museo Diocesano. Tu hai avuto un profondo rapporto artistico con Congdon, hai degli scritti suoi che speriamo un giorno vengano pubblicati; c'è anche una poetica e un sentire comune rispetto al tema della realtà. Comunanza e differenze, che lui, mi pare, stimava moltissimo, proprio perché designavano il tuo stile caratteristico, la tua cifra. Cosa c'è di simile nello sguardo e che cosa di diverso?

Io ho conosciuto Congdon alla fine anni Ottanta e ogni tanto andavo a trovarlo. Parlavamo, poi mi scriveva dei suoi pensieri, delle lettere, ha tenuto in casa sua anche un mio quadro. Del suo lavoro mi piaceva moltissimo il fatto che graffiasse la superficie, che segnasse ed incidesse in modo molto deciso e profondo la superficie del colore. Questa cosa non la rilevavo nelle opere dei coetanei o in altri pittori, mi piaceva. Infatti ho cominciato a disegnare, a fare dei pastelli a olio, che è un materiale grasso sulla carta e a inciderlo. Ho cominciato così. Il Premio San Fedele che ho vinto anni fa era proprio un paesaggio, un accenno di un paesaggio di neve segnato. Ricordo "Winter" di Congdon che mi piaceva molto, un bosco d'inverno. Questo modo di segnare la superficie è una somiglianza che è venuta fuori in questo lavoro. Un'altra comunanza che riesco a rilevare, riscontrabile nella mia pittura e in parte in questa, è questo sole che appare nei quadri di Congdon e che è sempre abbastanza presente nei paesaggi di New York. Io ho pensato come analogia ai miei segnali del tram, quelli rossi in alto nel paesaggio urbano, oppure mi è capitato di mettere un sole rosso. Ecco, in questo c'è una vicinanza. Infine, un altro punto in comune mi sembra la rappresentazione molto alta dell'orizzonte. Io sono lombarda, quindi ho sempre visto i paesaggi nostri della Lombardia con questo orizzonte piatto oppure quando andavo in vacanza vedevo il mare con l'orizzonte piatto. E a me dà molto fastidio la banalità di questa linea, per cui tendo sempre a spezzarla. Non mi piace. Allora per fare un paesaggio vedo un po' dall'alto questo orizzonte. In certe opere l'ho messo molto in alto e c'è solo una strisciolina di cielo, altre volte non c'è neppure. E' un tipo di composizione dell'immagine che non è assolutamente nuova, ma c'è nella pittura simbolica. Mi viene in mente la pittura romanica, in cui non esistono elementi di naturalismo, di profondità.

 

Di simmetrie… 



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