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ARTE/ Letizia Fornasieri, la pittura che "canta" prima della forma

Da un'opera di Letizia Fornasieri, particolare (Immagine d'archivio) Da un'opera di Letizia Fornasieri, particolare (Immagine d'archivio)

Ecco di simmetrie, ma anche di libertà rispetto a quanto si vede. Ricordo che ho cominciato guardando la pittura romanica e le sculture romaniche. Anche il formato quadrato che sto usando insieme a questo orizzonte molto alto consente di costruire il paesaggio secondo una ragione che esula dalla fisicità delle cose, perché è costruito. Torniamo un po' alle cose medievali. L'illusionismo non basta.

 

C'è la creatività.

Sì. Ma anche questa piattezza del paesaggio è come ritornare un po' alle connotazioni con cui i medievali si esprimevano senza prospettiva: un pre-Rinascimento in cui la ragione dell'immagine non era il naturalismo, l'illusionismo; la ragione della costruzione dell'immagine era che tutto funzionasse secondo un pensiero religioso, secondo una ragione che era oltre. L'altra cosa che mi connota, secondo me, avvicinandomi a Congdon, è la sofferenza.

 

Cosa vuol dire questa sofferenza? È solo un fatto biografico o è anche dentro l'opera?

Io non so se c'è nell'opera. Devo dire che tante persone mi hanno detto che in quest'ultimo periodo, in questa mostra, si vede una gioiosità e una leggerezza maggiore, una luminosità maggiore. Effettivamente rispetto alla mia opera precedente si vede tanto questa differenza, non so a che cosa sia dovuto. Tuttavia io dico sempre che sono una persona drammatica quando spiego i miei quadri precedenti.

 

Ci sono dei progetti nuovi?

Ci sono dei progetti in cantiere, che potrebbero venire ma potrebbero anche non venire: uno stuolo di filovie, di tram, per chi aspetta i miei tram, e forse il mare. Ma in un modo un po' strano. Sarete magari sorpresi… se verrà.

 

(Cristina Griner)

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