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LETTURE/ "Letterine a papa Francesco", se i bambini capiscono Bergoglio più degli adulti

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

La Buzzetti fa un buon servizio alla Chiesa di Roma componendo un affresco in cui né si negano gli eccessi di una papolatria a volte frutto stesso della modernità e della fine del potere temporale, né si sminuisce, però, l'autenticità evangelica della "rivoluzione dolce" del pontefice argentino. I due tratti si richiamano vicendevolmente e ne manifestano un terzo che non può affatto essere taciuto: il gusto complessivo che la lettura di queste lettere lascia in bocca al lettore è infatti quello di un desiderio, di un bisogno dei bambini, che nel Papa sembra aver trovato una sua paternità. Francesco si pone, e ha saputo porsi, come Padre di una parte di noi, di una Verità di noi, quella Verità che brama autenticità e decisioni concrete e che è poco disposta al compromesso con la ragione di Stato o col pensiero del mondo. 

Questo libro ci offre l'opportunità di capire che molti tratti di quei bambini sono dentro ciascuno di noi, che quelle domande manifestano la struggente tensione ad un Bene che solo Francesco ha saputo comprendere e custodire. Così come Benedetto fu Padre di altre parti di noi, e Giovanni Paolo II di altre ancora, oggi ci rendiamo conto che la pluralità del cristianesimo — espressa da un'unica storia raccontata da quattro Vangeli — chiede ancora di essere accettata e compresa in tutte le sue parti e sensibilità. Da queste lettere emerge una fede semplice, ma non facile, immediata ma non elementare. Si può tranquillamente dire che non è un libro per bambini questo della Buzzetti, bensì un libro per grandi. Per tutti quei grandi che sono così umili da riconoscere che è solo attraverso gli occhi dei piccoli che il cuore e il mondo si vedono davvero, si vedono semplicemente per quello che sono.

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"Letterine a Papa Francesco. Il dialogo tra i bambini e il Pontefice attraverso i messaggi che arrivano in Vaticano", a cura di Alessandra Buzzetti, Gallucci, Roma 2015.



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COMMENTI
28/12/2015 - Paternità in partibus (FRANCA NEGRI)

"Struggente tensione a un bene che solo Francesco ha saputo comprendere e custodire" A parte che ogni volta che leggo "Francesco", sic et simpliciter, mi viene da pensare a mio nonno, che ne condivideva il nome, trovo inquietante questa nozione di paternità a pezzi e bocconi. Padri di una parte di noi. Frantumazione della paternità e frantumazione della persona. Capisco la questione degli stili diversi, delle sottolineature differenti, ma non avverto la necessità di assegnare l'esclusiva a qualcuno della "comprensione e della custodia" di un bene, se non per sottolineare una mancanza di altri. Piuttosto che un'unità sinfonica. E volendo servire l'unità si finisce per separare e dividere ciò che nasce unito.