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ARTE/ Il coraggio di Cimabue e l'errore di Dante

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Cimabue, Madonna dei Servi (seconda metà del XIII sec.)  Cimabue, Madonna dei Servi (seconda metà del XIII sec.)

Davanti a un uomo che guarda, pieno di tutta la sua cultura ma anche di tutto il suo essere vivo nell'oggi, anche un'opera così antica torna viva, torna presente, si fa contemporanea senza rinnegare la sua storia. Ma dev'essere un uomo così: un uomo innamorato della regalità di lei, ma anche della regalità dell'Uomo, compreso l'uomo Cimabue (sulle cui spalle salì Giotto, e con lui tutto il realismo occidentale). 

Quello che nessuna bomba può cancellare, quello che ha plasmato la nostra identità per millenni e che può ancora essere un contributo a un mondo in fiamme, la nostra più grande libertà credo sia questo: chi non può inginocchiarsi a Dio, può sempre, a testa alta, inginocchiarsi davanti all'uomo, di cui il Salmo dice "poco meno degli angeli l'hai fatto". E' di questa visionarietà, di questa fame che il nostro stanco Occidente ha bisogno. Di ripartire così, dal basso, da un corpo di carne che ritorna dentro ai tessuti, e che getta a noi un ponte contro il Nulla. Così da ritornare ad essere, noi, degli amanti autenticamente irriverenti.

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La Madonna di Cimabue è ancora visitabile, previo contatto con la Fondazione Lercaro. 
www.fondazionelercaro.it
Prenotazioni per le visite: Raccolta Lercaro, via Riva di Reno 57, Bologna. 0516566210 - 211 

mail: segreteria@raccoltalercaro.it



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