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LETTURE/ Bärlach contro Gastmann, così il giudice diventa boia

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Così l'omicidio — questa estrema forma di aggressività intraspecifica, che gli animali non conoscono, giacché uccidono solo membri delle altre specie per nutrirsi — appare caratteristica negativa peculiare dell'homo sapiens: tratto ancestrale (basti pensare al gesto omicida di Caino che inaugura giusto un'interminabile serie di messe a morte di umani) destinato a perpetuarsi sino ai giorni nostri e certo anche nel futuro.

Il commissario Bärlach, quindi, ossessionato dalla colpa altrui, volendo ad ogni costo restaurare il rispetto per le regole e l'ordine infranto finisce per ergersi a giudice inappellabile. Tracotanza estrema che lo trasformerà — sia pure non materialmente — in boia. Morale sconsolata e sconsolante del romanzo: non c'è modo di sottrarsi al male che tutto e tutti contamina. In alternativa a ciò, tuttavia, si potrebbe auspicare l'opzione della non-rivalsa, rigettando quanto meno una giustizia basata sul tradizionale binomio: occhio per occhio, dente per dente; magari riflettendo su quanto sia sempre valida la scelta evangelica del perdono e del rifiuto di ogni tipo di vendetta/rappresaglia quale unica possibilità di sottrarsi alla violenza imperante.



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