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LETTURE/ Il Concilio 50 anni dopo: la santità non ha "padroni"

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Giovanni XXIII al Concilio Vaticano II (Foto dal web)  Giovanni XXIII al Concilio Vaticano II (Foto dal web)

Ad affrontare queste "sollecitazioni" e le risposte che ne sono derivate, in un contesto specificamente italiano, nel volume curato da padre Aldino Cazzago, sono autori che, in generale, ruotano intorno alla realtà della rivista Communio, che, come è noto, ha rappresentato e rappresenta un nodo essenziale nell'interpretazione dei testi conciliari in un'ottica di rinnovamento nella continuità sostanziale della dottrina. Così, il tema della "vocazione universale alla santità" è trattato dallo stesso curatore della raccolta, nonché ultimo direttore della Communio italiana. A Elio Guerriero, per lungo tempo, a sua volta, direttore della Rivista, è affidata la sintesi storica dei cinquant'anni del postconcilio in Italia, mentre Marco Impagliazzo tratta del «ruolo del laicato nel contesto socio-ecclesiale italiano dal Concilio ai nostri giorni». Maria Antonietta Crippa, architetto e docente al Politecnico di Milano, presenta una sintesi dedicata agli approdi e alle prospettive «per l'arte sacra italiana dopo il Concilio». Mons. Walter Ruspi, responsabile per la catechesi della diocesi di Novara, affronta la questione del catecumenato in Italia. Chiude il volume un ampio saggio di P. Antonio Sicari dedicato al ruolo dei movimenti ecclesiali nella Chiesa italiana.

Fondativo, rispetto a ognuna di queste specifiche trattazioni, risulta il capitolo dedicato a "L'universale vocazione alla santità. La sua recezione nella Chiesa italiana a cinquant'anni dal concilio Vaticano II", scritto dal curatore della raccolta. Egli vi osa molto, rispetto a parecchie pubblicazioni dedicate al Concilio. Sceglie, infatti, un punto di partenza programmatico — la vocazione alla santità — che, come osservava Giovanni Paolo II, potrebbe falsamente sembrare poco «operativo». Eppure, nota coerentemente l'Autore, proprio su questo punto, quello dell'universale chiamata alla santità, si gioca la corretta interpretazione del Concilio, rispetto a prospettive totalmente basate sul "fare" o sul rinnovamento delle strutture esteriori. Padre Cazzago ripercorre il mezzo secolo che ci separa dalla conclusione del Concilio e l'attenzione (o la disattenzione) pastorale al tema centrale dell'autenticità cristiana,  evidenziando la corretta ricezione di questo appello, emblematicamente riassunto nel capitolo V della Lumen Gentium, con numerosi riferimenti alla prassi magisteriale e pastorale della Chiesa italiana. 

La compiuta percezione di questa «chiamata» universale alla santità è il discrimine che consente di riconoscere il Concilio autentico rispetto alle sue contraffazioni, particolarmente evidenti nelle forzature ultraprogressiste che caratterizzarono gli anni successivi al 1968, il cui sorgere non era sfuggito a importanti esponenti dell'episcopato italiano. Così, esemplarmente, il card. Giovanni Colombo, già nel 1967, affermava: «Sarei ingenuo se ignorassi che, dopo il Concilio, nel mondo non opera soltanto l'autentica teologia da quello originata. In occasione, e con il pretesto del Concilio, vanno in giro seducenti contraffazioni, più veloci e più numerose». 



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