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LETTURE/ La fede e la parola: il cammino di Clemente Rebora

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Clemente Rebora (1885-1957)  Clemente Rebora (1885-1957)

Rebora patì a lungo l'indifferenza verso la sua opera da un secolo, il Ventesimo, che non è stato tenero verso gli autori che hanno accolto Gesù Cristo nelle loro parole. Si è parlato a lungo di un primo e un secondo Rebora, divisi dalla conversione. Una categoria critica che non ha senso, perché anche solo da un punto di vista stilistico balza agli occhi come il vero spartiacque della sua vicenda poetica e umana sia stata la prima guerra mondiale, essendo la raccolta del 1922 già vicinissima alle sue poesie estreme. Ma è ancor meglio considerare l'avventura di Rebora come un tragitto senza soluzione di continuità, perfettamente coerente a se stesso e alle sue domande dall'inizio alla fine. Chi rimase sempre fedele a Rebora furono i poeti: Pasolini, Caproni, Betocchi, Valeri e tanti altri non lo dimenticarono mai e salutarono immediatamente il suo ritorno alle stampe quando ciò avvenne negli anni Cinquanta; Montale andò a trovarlo quand'era infermo a Stresa. A loro non dava fastidio quel parlare di Cristo perché le antenne dei poeti autentici captavano il grande valore della sua poesia. Che rimane per tutto il secolo, e continua oggi, una filigrana dorata nel lavoro degli altri autori. I prelievi reboriani di Montale, senza nulla togliere al gran poeta ligure, sono ampiamente dimostrati. 

D'altronde la genialità linguistica e poetica di Rebora è straordinaria e di un'originalità quasi miracolosa. Basti vedere l'uso che fa, assolutamente profondo e altissimo allo stesso tempo, della metafora. La sua opera è un deposito di figure, di espressioni, di soluzioni stilistiche talmente esemplari che fornirà ancora per molti anni energia a tutti coloro che vorranno attingervi. Che non sia largamente insegnato a scuola è dovuto solo al vergognoso ideologismo con cui ancora oggi viene visto ogni autore che abbia espresso nella sua opera la fede cattolica. Opera adesso raccolta in un ottimo Meridiano Mondadori, in quella cioè che è un po' considerata la biblioteca d'Italia. Un libro fatto assai bene, immancabile alle biblioteche pubbliche e familiari, che raccoglie non solo le poesie, ordinate con perfetto criterio, tenuto conto degli innumerevoli testi sparsi e d'occasione che Rebora scrisse e che non rientrarono in nessuna delle raccolte pubblicate in vita; il Meridiano raccoglie infatti anche le prose, gli interventi critici migliori (fu tra i primi a scrivere del rapporto tra Leopardi e la musica), e le traduzioni dei classici russi, come Tolstoj, Andreev o Gogol', che Clemente Rebora fece nel periodo più drammatico e fecondo della sua ricerca di uomo e poeta.



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