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LETTURE/ Dal soviet all'euro (e al fast-food): ecco dove muore l'Europa

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Mostar, il ponte-simbolo sulla Neretva (Immagine dal web)  Mostar, il ponte-simbolo sulla Neretva (Immagine dal web)

L'Europa dell'Est, da qualunque punto di vista la si guardi (demografico, religioso, giuridico-religioso), più che per l'omogeneità, si connota oggi per l'intrinseca varietà e contraddittorietà. Suggestiva per lo studioso, ma oltre tutto di enormi conseguenze pratiche per la governance. Quello che era stato artificialmente tenuto sotto la stessa etichetta, il liquido con cui era stata riempita la stessa bottiglia, come magma vulcanico, finalmente può diffondersi in mille rivoli. 

È, ad esempio, a dir poco curioso che susciti meraviglia il radicamento del proselitismo islamico (anche quello fondamentalista) in Albania, in Macedonia, nel Kosovo o nella Serbia. Non solo in alcune regioni dell'Europa continentale la pratica e la cultura islamiche non sono buone ultime arrivate, ma ormai vero e proprio patrimonio tradizionale maggioritario. Ancor più, era da tempo chiaro che, per la sua stessa natura geografica e strategica, quella regione europea potesse divenire crocevia delle istanze più remote e disparate. 

Come ha un che di sorprendente che si guardi ai recenti processi di politica parlamentare e, talvolta, di costituzionalizzazione nel resto dell'Europa dell'Est come a inspiegabili forme di oscurantismo di esclusiva matrice religiosa. Ora un cattolicesimo inteso come fattore di coesione nazionale, ora una Chiesa ortodossa autocefala che è in re ipsa elemento cardine dei valori diffusi e delle culture nazionali. Nemmeno i decenni di paradigmi regolativi socialisti hanno cancellato le strutture portanti dell'agire sociale: la caduta dei divieti, del regime di spoliazioni, delle inibizioni… ha reso preponderante e visibile qualcosa che già intimamente albergava nel sentire comune. In altre parole, è stucchevole che la critica internazionale all'Ungheria si soffermi sul deficit di protezione dei nuovi diritti civili o che quella alla Bielorussia si limiti a riscontrare le aporie e le negazioni nel quadro delle libertà politiche. Cosa sappiamo dire sulle cause di questi fenomeni, prima di valutarli davvero come tali? 

Bisognerebbe ammettere, nell'un caso, che l'argomentazione religiosa ha ancora un significato profondissimo nella legittimazione politica e che il dato controverso è semmai quel che si immagina di riuscire a giustificare con la religione (e che, semmai, con la religione dovrebbe avere poco a che fare). E nell'altro bisognerebbe sapere dire con chiarezza che la caduta dei regimi filo-sovietici ha artificialmente modellato le strutture costituzionali, ma non è affatto riuscita a determinare la rigenerazione virtuosa di una classe dirigente. Considerazioni, del resto, nell'impianto, ma solo nell'impianto, riferibili anche alla vicina Ucraina. 

La cultura europea occidentale, la sua intellighenzia, la sua amministrazione politica e, talvolta, persino i suoi stessi operatori giuridici hanno preferito non guardare alla tipicità: troppo complessa, troppo irriducibile. Hanno ritenuto che dal soviet si sarebbe arrivati all'euro. E magari al fast-food. Per altro verso, il fast-food, probabilmente, è arrivato prima e meglio dell'euro.  



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