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PASCOLI/ Nei Poemi cristiani la risposta all’"ottimismo" di Manzoni

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Ma, come nota A. Traina, lo stilema che maggiormente colpisce nella versione italiana di Mandruzzato è la presenza di traduzioni ipersemantiche. Volendo evitare l'ovvio e il banale, il traduttore, cioè, tende sempre a sorprendere il lettore con invenzioni verbali dalla violenza espressiva talvolta rasentando l'espressionismo: sempre in Centurio la tromba che perstrinxit aures (v. 17) non si limita a "ferire" le orecchie, ma, più icasticamente, le "accartocciò", come pure il fremunt del v. 38 viene riformulato con "sono agitatissimi" e, del pari, la tabes che impedisce la vista ai soldati (v. 53) si raggruma nell'immagine "un poco grandguignolesca", secondo la felice definizione di Traina, di "quel macello sugli occhi".

Centurio, Thallusa, Pomponia Grecina, Agape, Paedagogium, Fanum Apollinis, Post occasum urbis, i poemi cristiani di Giovanni Pascoli, sono autentici capolavori della letteratura mondiale. Il più celebre di essi è sicuramente Thallusa, il poema dedicato alla figura della schiava dal nome greco (Thallusa significa "la fiorente"), scritto nel 1911, rappresenta la dolorosa risposta di Pascoli all'ottimismo cristiano di Manzoni. L'idea, il germe incipitario della lirica viene dalla celebre strofa della Pentecoste (v. 65 sgg.), il cui incipit è trascritto da Pascoli proprio nell'autografo del poemetto: "Perché, baciando i pargoli, / la schiava ancor sospira? / E il sen che nutre i liberi / invidiando mira? / Non sa che al regno i miseri / seco il Signor solleva?/ Che a tutti i figli d'Eva / nel suo dolor pensò?". Ma, immagina Pascoli, se quel bambino, proprio perché schiavo e figlio di schiava, fosse stato strappato crudelmente alla madre?

Per l'altro celeberrimo fra i poemetti, Pomponia Graecina, composto nel 1909 e inviato alla competizione internazionale di Amsterdam presumibilmente con il motto primaque per caelum (come si ricava dall'autografo), Pascoli — ed è questo un ottimo specimen per comprendere come lavorasse la creatività del poeta — si ispira questa volta a due fonti storiche: la prima di esse è Tacito, Annales 13, 32 (sotto l'anno 57 d.C.): "E Pomponia Grecina, donna d'alto rango, moglie di Aulo Plauzio che riportò l'ovazione sui Britanni, accusata di seguire culti stranieri (superstitionis externae rea) fu demandata al giudizio del marito. Questi, secondo l'antico costume, alla presenza dei parenti, processò la moglie e la proclamò innocente. Ebbe lunga vita questa Pomponia e continua malinconia. Dopo l'uccisione di Giulia, figlia di Druso, per arte di Messalina, visse quarant'anni sempre in lutto e sempre col cuore triste (non cultu nisi lugubri, non animo nisi maesto egit)". 

Pascoli accolse la tesi che questa superstitio externa fosse il cristianesimo (cfr. M. Sordi, Il cristianesimo e Roma, Bologna 1965, p. 68 sgg.). L'altra fonte antica è l'iscrizione funeraria cristiana di tale "Pomponios Grekeinos" risalente alla fine del II secolo, scoperta da De Rossi in una cripta del cimitero di San Callisto, e che Pascoli, con confessato arbitrio, volle anticipare di un secolo, immaginando che si trattasse dell'iscrizione di un nipote di Pomponia, giovanissima vittima della persecuzione neroniana dei cristiani.



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