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LETTURE/ Modiano, l'io è un mosaico da comporre

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Patrick Modiano, Nobel per la letteratura 2014 (Immagine dal web)  Patrick Modiano, Nobel per la letteratura 2014 (Immagine dal web)

Forse c'è stato un momento di spaesamento apprendendo la notizia che il Nobel per la letteratura era andato a Patrick Modiano. Forse molti hanno interpellato altri autori e amici lettori sperando in qualche notizia più approfondita (ma esiste davvero?) per cercare di capire come mai da noi, in Italia, questo autore fosse praticamente sconosciuto e ciononostante fosse stato insignito del premio per eccellenza.

A ottobre, al tempo della designazione, l'unica edizione italiana in formato digitale era Dora Bruder, nato dall'urgenza di Modiano di capire cosa successe a una giovane ebrea scomparsa nel 1941, durante l'occupazione tedesca di Parigi. L'autore, a cinquant'anni di distanza, ritrova un vecchio ritaglio del Paris-Soir in cui i genitori di Dora ne denunciavano la scomparsa. Dunque, non aspettatevi un libro di fiction.

Dal ritaglio di giornale inizia una ricerca all'indietro, in un tempo in cui lo stesso Modiano non era ancora nato (è del 1945). L'autore si avventura in una ricostruzione di momenti lontani ma documentati e presenti nella sua memoria essendo egli stesso figlio di un ebreo di origini italiane. La narrazione è principalmente un paziente lavoro filologico, una ricostruzione resa possibile dalla consultazione di vecchi registri sopravvissuti ai roghi, degli elenchi telefonici dell'epoca, dei documenti miracolosamente scampati alla distruzione, e da annebbiate testimonianze di qualche superstite (non solo dell'olocausto ma anche del tempo). Parigi viene ricostruita nel lavoro di memoria di Modiano, nella parte di topografia ormai inesistente, dopo che nel dopoguerra alcune zone erano state riconfigurate, per far dimenticare che in quella tal strada erano state tenute prigioniere migliaia di persone, e in quell'altra ne erano state nascoste altrettante. Per far dimenticare l'orrore. Quindi leggiamo di incroci, di vie piene di palazzi e negozi, cinema e chiese nel 1920, molto diversi nel 1940, e di cui a malapena si riconosce qualche elemento nel 1996, anno in cui Modiano scrive.

Inseguendo Dora la narrazione si disperde in tanti rivoli. Entrano in scena personaggi che lo stesso autore non conosce: ebrei perseguitati, fuggitivi sotto falso nome, disperati. Le loro vicende sono accompagnate dagli interrogativi ad alta voce dello scrittore, tanti perché? la maggior parte dei quali rimane senza una risposta, alla fine del libro. Le stesse azioni di Dora sono incomprensibili per l'autore: la sua scomparsa e la sua breve riapparizione non hanno un apparente perché, fino al documento finale che ne certifica la presenza ad Auschwitz.

Può sembrare faticoso, per chi non ha familiarità con Parigi, leggere citazioni quasi ossessive di strade e incroci, o il ripetersi delle stesse domande circa la sorte di Dora. La scrittura risente dell'arrovellamento di Modiano su un effetto (la scomparsa della ragazza) apparentemente senza una causa, presenta quei grumi che rendono la lettura non sempre scorrevole, perché la ricerca è faticosa e dunque anche la lettura deve esserlo.



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