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HEIDEGGER/ I Quaderni neri? Appunti di un piccolo borghese assillato dal "destino"

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Sobrietà che più di recente ha portato Alain Badiou a chiudere, a mio avviso, con buon senso filosofico e storico la questione: «Heidegger è certamente un grande filosofo che è stato anche, al contempo, un nazista tra i tanti. Questo è quanto. Che la filosofia si arrangi!». 

Ma vediamo un po' più da vicino questi Quaderni, sperando che finiscano presto: pare che arrivino al '69 o al '75. Dunque, nel caso mediatico che si è imbastito l'anno scorso, tutto si è concentrato, in un testo di 1300 pagine, su una quindicina di passi in cui Heidegger si riferirebbe apertamente al giudaismo, criticando degli ebrei la «facoltà di calcolo», il loro «dono accentuato per la contabilità», la loro «tenace abilità a calcolare», lo «sradicamento fuori dall'Essere» che viene dal «giudaismo mondiale», la «assenza di terra» degli ebrei eccetera. Ci sarebbe non di meno una «precisazione destinata agli asini: queste note non hanno nulla a che vedere con "l'antisemitismo". Il quale è così insensato e così abietto…». 

Ora, anche ammesso che la precisazione per gli asini sia una clausola di salvaguardia a futura memoria, mi sembra un po' poco per la pomposità del saggio che ne ha tratto Peter Trawny, professore a Wüppertal: Heidegger. I Quaderni neri e l'antisemitismo istoriale. Anche perché sarebbe un antisemitismo le cui basi argomentative sono, in tutta evidenza, luoghi comuni socialmente e politicamente pericolosi, come si è sempre dimostrato e continua a essere dimostrato, ma speculativamente risibili. Luoghi comuni, a cui Heidegger deve la figura del piccolo borghese tedesco intruppato nella propaganda di massa del regime. Philosopisch poco più di un cretino. 

Altra questione, in questi testi, è la critica al messianismo — di cui l'ebraismo sarebbe l'emblema, ma non solo: qui in Heidegger entra in gioco l'ambiguo rapporto con il cristianesimo e il cattolicesimo in particolare — come sradicamento che mette in crisi il radicamento del "popolo" nel suo "suolo"; dei popoli nella loro terra, di cui i Tedeschi sarebbero chiamati a essere i custodi. 

Donatella De Cesare (sul Corriere) lo ha letto come un aver annusato le dinamiche della globalizzazione, schierandosi dalla parte sbagliata. E può ben essere vero. Ora questo è un tema che c'è, ed è ancora davanti a noi. Ma non può essere liquidato con un anatema. E sia chiaro che se messianismo significa un'ecumene dello spirito che sa accogliere sulla propria terra chiunque a prescindere da radicamenti etnocentrici, "sangue e suolo", personalmente sono per il messianismo che ci annuncia che "beati sono i pacifici perché erediteranno la terra". Proprio ciò che Heidegger aveva abiurato, cominciando ad "errare" sui "sentieri dell'essere" facendosene "pastore filosofico". 

Fin qui fondamentalmente ciò che si può ricavare dai Quaderni del '31-'41. Oggi, nei nuovi Quaderniannunciati, vi si aggiunge lo svolgimento del tema dell'autoannientamento degli Ebrei sul piano storico-metafisico dell'autoannientamento dell'Occidente nella ragione strumentale della tecnica moderna, di cui gli Ebrei, con la loro propensione al calcolo, sarebbero gli agenti "destinali". E quindi nell'industrializzazione della morte nei campi di sterminio pagano il fio del destino che in posizione eminente hanno scatenato. E questo "contro" il popolo tedesco, che alla modernità (e agli Ebrei) — come popolo posto "al centro dell'Essere", ovviamente nell'Europa centrale — avrebbe potuto opporsi, facendo fronte a "americanismo" e "Russia" a Est e a Ovest; se non fosse stato tradito dallo connivenza dello stesso nazismo, che non aveva dato retta a Heidegger, con la tecnica. 



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