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HEIDEGGER/ I Quaderni neri? Appunti di un piccolo borghese assillato dal "destino"

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Una connivenza però un po' necessaria (cosa che Heidegger non coglie), per chi voleva affrontare, dopo la prima, una seconda guerra mondiale come guerra di materiali, anche umani. Popolo tedesco, che nella sua essenza compatta, compattata al suo sangue e alla sua terra, avrebbe potuto opporsi all'astrazione ebraica del Libro diventata i libri di calcolo della finanza mondiale. Astrazione in cui sarebbe leggibile la stessa propensione al calcolo della fisica alla base della tecnica moderna, quella di Einstein. 

L'analogia in questi termini espliciti nei Quaderni non c'è; la faccio io per sottolineare la demenzialità analogica cui può portare l'equazione Ebrei-finanza-calcolo-fisica-tecnica-destino, in cui, in mano a un filosofo, possono finire in vacca "numeri" e "idee" del lessico speculativo platonico. Avrebbe potuto farcela, il "Popolo tedesco", se la Guida nazionale (il Fürher) avesse dato ascolto al suo profeta lasciato invece a profetizzare per iscritto, e in privato, in una baita della Foresta, sempre nera. E tuttavia bisogna anche dire — e qui Heidegger tocca il fondo in ogni senso della frustrazione del piccolo borghese nazionalista, frustrato dalla storia ma che spera di rivalersi sul piano del destino — che colpa ben più grave della Shoah sarebbe quella delle potenze vincitrici, che non hanno capito che con il popolo tedesco hanno annientato la loro stessa possibilità di salvezza, anche se ora ci penserà il destino perché così si è toccato il fonda apocalittico e può finalmente cominciare la "purificazione dell'essere".

Ecco, questo sarebbe il senso pericolosamente speculativo dell'antisemitismo ontologico-destinale di Heidegger degli ultimi Quaderni. Non aggiunge niente alla comprensione che potevamo avere del suo pensiero, e del corto circuito con la comprensione del suo tempo che ne è venuto. Dà il tocco finale alla pochezza dell'uomo comune, del piccolo borghese nazionalista, frustrato anche dal nazismo, che era; e che resta anche nei panni, in questi quaderni, del commentatore storico-destinale del suo tempo. 

Inutile perderci tempo, per poter studiare quel che di lui conta sul piano della storia del pensiero, e che resta tanto. Aiutarlo a diventare, più di quanto si sia aiutato da solo, lo zimbello di se stesso, non serve a nessuno, né alla filosofia, né alla memoria della Shoah, che è argomento troppo serio per tornare a confrontarsi, ogni dieci anni, con lo Heidegger che non serve a nessuno, neanche a se stesso.



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