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LETTURE/ Faust, Dio e il desiderare invano

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Michelangelo, particolare della Cappella Sistina (Immagine dal web)  Michelangelo, particolare della Cappella Sistina (Immagine dal web)

Innanzitutto per la somma poeticità/metaforicità dell'opera e per le inquietanti tematiche affrontate. Qui credo basti soffermarci appena sulla trama del Faust goethiano. Siamo a cavallo tra medioevo ed età moderna. Faust è un anziano professore, ma insieme un giurista, un teologo e anche un medico. Incarna il massimo della cultura del tempo. Nonostante questo egli è profondamente scontento di sé e della propria scienza, tanto da pensare al suicidio. Interverrà il diavolo (Mefistofele) a proporgli un patto: ti verrà esaudito ogni desiderio in cambio dell'anima. Bella tentazione, no?

Tentato da Mefistofele, cosa deciderà di fare Faust?
Faust, come molti sapranno, accetta senz'altro. Riottiene la giovinezza perduta, diventa ricco, potente, si unisce alla donna più bella del mondo (Elena di Troia rediviva) ma nonostante tutto questo rimane sempre inquieto e alla ricerca di altre nuove voglie o ambizioni velleitarie. Tale perenne frenesia di tutto conseguire/gustare, tale smania tesa al superamento di ogni limite umano è destinata tuttavia a non saziare mai la sete d'infinito che alberga nell'animo di Faust (e degli uomini). Comunque il buon Dio non lo lascerà andare all'inferno, perché — come dicono gli angeli a Mefistofele —: "Chi sempre a tender oltre s'affaticò,/ noi possiamo salvarlo".

Professor Roat, in concreto che insegnamento possiamo oggi trarre dal mito di Faust?
Non si tratta solo di comprendere che ogni desiderio dell'uomo, una volta appagato, produce solo nuovi desideri e aspirazioni in una catena ininterrotta di bramosie da rincorrere all'infinito. C'è qualcosa di più sottile da cogliere. Chi è come Faust vorrebbe raggiungere una completezza e un sapere totale e definitivo impossibili da conseguire. Egli sogna una conoscenza/padronanza tale da consentirgli un'egemonia assoluta sulla natura e anche sugli uomini. Vorrebbe insomma dominare/controllare la sua e l'altrui esistenza, ma al contempo le svaluta profondamente; finisce perciò col deprimersi e cade preda dell'angoscia più nera. Solo quando smette di pensare al proprio egoistico soddisfacimento è libero da essa e si rende conto che, realizzando il benessere altrui, potrebbe finalmente dire all'attimo fuggente: "Resta, sei così bello!".



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