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LETTURE/ Faust, Dio e il desiderare invano

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Michelangelo, particolare della Cappella Sistina (Immagine dal web)  Michelangelo, particolare della Cappella Sistina (Immagine dal web)

Francesco Roat è senza dubbio un autore poliedrico: pubblicista, narratore e saggista, che oggi si ripresenta al pubblico in quest'ultima veste con il volume Desiderare invano. Il mito di Faust in Goethe e altrove, edito da Moretti & Vitali.

Come nasce l'idea di un saggio sul mito di Faust?
Il mito di Faust, che potremmo anche chiamare — come suggerisce André Neher — il mito dell'uomo moderno, è narrazione di grande attualità in quanto il suo protagonista non solo incarna il desiderio spregiudicato ed egocentrico di affrancarsi da ogni vincolo/autorità, ma pure l'urgenza di abitare il mondo senza fare riferimento a valori religiosi o etici d'alcun genere. Inoltre aggiungo che Faust, l'insoddisfatto per eccellenza della realtà, cerca in maniera ossessiva di superare ogni limite dell'umano in quello che finirà per configurarsi come un vero e proprio delirio d'onnipotenza. Il personaggio, in altri termini, esprime l'atteggiamento arrogante che gli antichi greci chiamavano hybris (tracotanza): quello che poi nella tradizione giudaico-cristiana verrà chiamato il peccato originale commesso dalla prima coppia umana, ovvero illudersi di poter superare il limite della finitudine creaturale nella speranza di divenire pari a Dio. 

Quali sono nella storia le figure che incarnano il mito di Faust?
Bisogna partire appunto dai personaggi mitologici. Il primo Faust a mio avviso è l'angelo Lucifero che fa guerra a Yhwh, il suo creatore, per detronizzarlo. Il secondo, come accennavo, è il nostro progenitore Adamo che, tentato dal serpente, vuole divenire come Dio e finisce nel modo che tutti sappiamo. Altro personaggio mitologico è Prometeo, che ruba il fuoco agli dei per darlo agli uomini. Il fuoco rappresenta la techne (la tecnica): potente e utile arma nelle nostre mani, ma al contempo strumento pericoloso e per nulla in grado di salvare gli umani dal loro destino di mortali. Bisogna pur dire che storicamente è esistito davvero un certo astrologo e mago tedesco, di nome Georg Faust (1480-1540), su cui quando era ancora in vita iniziò a circolare la leggenda del patto che egli avrebbe concluso col diavolo per ottener poteri sovrannaturali. Ma il mito di Faust conosce celebrità universale solo grazie a Goethe e al suo capolavoro omonimo, che il mio saggio prende in particolare considerazione.

Al di là del passato remoto, ci può indicare una figura in epoca moderna che, a suo parere, racchiude in sé il mito di Faust?
Forse il personaggio faustiano più emblematico è Adolf Hitler — il quale riprende e porta avanti il sogno del superuomo ipotizzato da Nietzsche — che incarnando la volontà di potenza porta la guerra a livello planetario e vorrebbe annientare un popolo intero atteggiandosi a signore a padrone del mondo, che tutto può in nome della supremazia della mitica razza ariana.

Il suo saggio fa dunque riferimento costante all'opera della maturità di Goethe. Quali i motivi ispiratori di una tale scelta? 




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