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LETTURE/ Breve cronaca da un paese dove la Chiesa sta sparendo

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LIPSIA — "La generazione (tedesca) socializzata cristianamente e attiva a livello ecclesiale uscirà tra poco dal mondo del lavoro e morirà nei prossimi tre decenni. Poi crollerà anche la facciata della Chiesa. Dietro ad essa apparirà una minoranza di fedeli, che non sarà più grande della comunità religiosa dei testimoni di Geova". Così, in modo lapidario, si è espresso Markus Günther nella Frankfurter Allgemeine Zeitung alla fine dell'anno scorso, qualche giorno dopo il Natale. L'uscita dal mondo del lavoro è un fatto degno di nota, in modo particolare se si tiene conto del sistema tedesco di "tasse obbligatorie" per l'appartenenza alla Chiesa. L'articolo parla di una ricerca statistica affidata dalla Chiesa cattolica in Germania al rinomato istituto demoscopico di Allensbach. I risultati sono stati così catastrofici che non sono stati presentati al grande pubblico. Alcuni dati: il 68 per cento ha risposto alla domanda sul come mai è cattolico con una risposta del tipo: "Perché così si possono festeggiare i momenti importanti della vita in Chiesa, per esempio il matrimonio e il battesimo". In seconda posizione si trova la motivazione: "Semplicemente, fa parte della tradizione della nostra famiglia".

Ogni tre ragazzi che vengono cresimati (o confermati, secondo il vocabolario teologico luterano) uno non crede in Dio. Per quanto riguarda l'andare alla Messa domenicale vi è stata un' ulteriore perdita del 10 per cento tra quei pochi che ci vanno ancora. Per quanto riguarda poi il popolo tedesco in generale, il dato più interessante è che solo un terzo dei tedeschi crede nella risurrezione di Cristo. Tenendo conto del fatto, dice il commentatore della FAZ, che formalmente due terzi dei tedeschi appartengono ad una confessione cristiana, è un dato importante. Ovviamente a una statistica si può far dire ciò che si vuole, ma certamente questi dati, pur tenendo conto del fatto che Dio può far nascere figli ad Abramo anche da delle pietre (Lc 3,3), non possono essere negati, tanto più che, come dice il Vangelo di Giovanni, solo la "verità ci può far liberi" (Gv 8,32). Ora, la verità non è la registrazione di cose pretese vere, come spesso fanno le statistiche, ma la mia esperienza mi permette di confermare che molti dei risultati che la statistica di Allensbach rileva sono senz'altro "veri". Se poi si chiedesse quante persone credono che il parto verginale di Maria non sia un mito, ma una realtà storica e teologica, ci troveremmo certamente di fronte ad un dato sconcertante. Probabilmente credono in essa — pur tenendo contro delle riduzioni che su questo avvenimento vengono fatte nel Corano —, in forza del loro libro sacro, più musulmani che cristiani nei paesi industriali.



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COMMENTI
15/02/2015 - Marx & Kasper vs. Ouellet (Giuseppe Crippa)

A parte il lapsus sulla “nascita verginale di Maria” (si tratta invece ovviamente del “parto verginale di Maria”) le riflessioni del prof. Graziotto sono come sempre interessanti. Apprezzo in particolare la notazione della crisi senza limiti della Chiesa Evangelica nonostante il suo “aggiornamento” allo spirito del mondo – crisi che purtroppo non sembra interrogare la Chiesa Cattolica tedesca guidata dai cardinali progressisti Marx e Kasper, accostata ai piccoli esempi di cristianesimo tra i quali cita le “piccole chiese” del cardinal Marc Ouellet, considerato da molti con diffidenza un conservatore.