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IL CASO/ Renzi, il petrolio della Libia e la "lezione" della storia

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Ebbene, l'appello di Renzi al Consiglio Europeo cambia le carte in tavola. In attesa della risposta dei nostri partner, va ricordato come, non molto tempo addietro, fosse giunta a Roma una richiesta ufficiale di aiuto da parte del governo di Tripoli, assediato dalle bande di ribelli islamisti che, il giorno di Natale, incendiarono i depositi petroliferi di Sidra, distruggendo la raffineria dalla quale veniva prodotta gran parte del greggio destinato all'Italia. Già in precedenza, il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, aveva escluso ogni nostro intervento in quanto — aveva affermato — "in Libia mancano figure legittime". Il quotidiano Libero commentò quella decisione con un titolo che diceva: "Il nostro petrolio brucia, il governo se ne frega". La questione, dunque, è più che mai aperta. 

Sull'argomento, è da segnalare anche una nuova presa di posizione dello storico Duilio Susmel che sul suo sito L'Oblò auspica che il governo italiano operi con determinazione affinché l'Onu e la Nato prevedano una missione internazionale di pace in Libia a coordinamento italiano. Oppure esplori tutte le alleanze, non ostili a quelle organizzazioni internazionali di cui facciamo parte, utili per agire in vicinanza dei nostri confini marittimi oltre che terrestri. 

A gennaio, la Compagnia statale libica National Oil Company ha reso noto che l'incendio di Natale ha mandato in fumo un milione e 200 mila barili di petrolio, ma il rischio è che vengano bruciati i 6,2 milioni di barili di greggio giacenti sul posto. Il governo di Roma condizionò l'intervento dei mezzi anti-incendio italiani ad un cessate-il-fuoco tra governativi e fronte islamico Alba della Libia. Molte fonti sostengono che quel petrolio è anche un po' "nostro" in quando viene estratto in gran parte dall'Eni ed è destinato per lo più all'esportazione in Italia. Visto il no dell'Italia, il governo di Tripoli (che Roma non considera legittimo in quanto esiste anche un governo di Tobruk) ha affidato ad una società statunitense il ripristino della operatività della centrale di Sidra, in cambio di un contratto da 6 milioni di dollari. Un'altra occasione perduta. Ora, si attende la risposta della Ue all'appello di Renzi.

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COMMENTI
16/02/2015 - Ma che Renzi ci faccia il piacere! (Carlo Cerofolini)

Renzi aspetta la risposta Ue? Ma che ci faccia il piacere, come avrebbe detto Totò!