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IL CASO/ Renzi, il petrolio della Libia e la "lezione" della storia

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Il premier Renzi sembra aver fatta propria l'idra lanciata nel dicembre scorso, sulle pagine del mensile Storia in Rete, dallo storico, giurista e docente universitario Ubaldo Giuliani-Balestrino che, in una sua lettera dal titolo E se tornassimo a cantare "Tripoli, bel suol d'amore"?, auspicava un intervento militare in Libia per porre fine alle stragi dei poveri migranti, stragi colossali, che continuano a sconvolgere le nostre coscienze.

Come hanno riferito venerdì tutti i giornali, Matteo Renzi, prendendo la parola al Consiglio Europeo, ha detto esplicitamente: "La Libia può diventare una polveriera come l'Ucraina. State tutti sottovalutando la crisi di uno Stato che è ai confini della UE e che non è solo un problema di migrazione clandestina, ma anche un terreno di conquista per la minaccia del terrorismo dell'Isis. Non una questione di sicurezza nazionale italiana, ma dell'intera Unione Europea".

Ad avviso di Renzi, la questione della "frontiera meridionale" dell'Unione Europea va posta con grande forza e decisione: "Dobbiamo risolvere il problema alla radice se vogliamo evitare che il Mediterraneo diventi un cimitero. La Libia — ha concluso — è la priorità assoluta, e l'Italia è pronta a fare la sua parte". Una parte che potrebbe consistere — come disse due settimane fa — "nell'invio di forze di peace keeping italiane". 

Nella sua proposta, Ubaldo Giuliani-Balestrino, autore di libri storici come Il segreto di Waterloo e Il carteggio Mussolini-Churchill alla luce del processo Guareschi, scriveva: "L'occupazione militare della Libia toglierebbe una base al terrorismo islamico, pericolosissimo per l'intera Europa, oltreché per il nostro Paese. Ricordo che la Libia fu definita — dagli anti-colonialisti italiani — uno 'scatolone di sabbia'. Poi, però, si rivelò uno 'scatolone di petrolio'. Occupare la Libia, proteggere e far funzionare i pozzi di petrolio (magari costruendone di nuovi) risolverebbe la crisi economica del nostro Paese. E in proposito, basta pensare agli immensi vantaggi che il petrolio sta arrecando alla Norvegia e alla Scozia". 

Nello scritto a commento della proposta, notai come esistesse un ostacolo di fondo consistente nella nostra partecipazione alla Nato, in virtù della quale non potremmo certamente prendere un'iniziativa del genere senza il consenso degli altri membri dell'organizzazione. C'era poi un ostacolo ben più grave. Secondo l'Ispi (Istituto di studi di politica internazionale) in Libia si contano attualmente ben sette presenze terroristiche, ovvero di organizzazioni armate formate da fanatici musulmani (in massima parte sunniti) pronti a tutto e desiderosi di massacrare quanti più cristiani possibile. Figuriamoci, poi, se questi cristiani arrivano armati e in divisa. Sarebbe un massacro. Ultima considerazione: quale governo italiano oserebbe prendere una iniziativa del genere?



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COMMENTI
16/02/2015 - Ma che Renzi ci faccia il piacere! (Carlo Cerofolini)

Renzi aspetta la risposta Ue? Ma che ci faccia il piacere, come avrebbe detto Totò!