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LETTURE/ "Dono" contro "possesso", le due culture al bivio

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Leonardo Da Vinci, Uomo vitruviano (1490) (Immagine dal web)  Leonardo Da Vinci, Uomo vitruviano (1490) (Immagine dal web)

Il fisico e scrittore inglese Snow aveva avuto dunque ragione, richiamando il tema che denunciava la contrapposizione tra la cultura umanistica e quella scientifico-tecnologica (invitando all'epoca a valorizzare la dimensione culturale della scienza e quella sociale della tecnica), e dando luogo a svariate correzioni e proposte di successivi aggiustamenti teorici. Egli stesso cominciò a parlare di una conciliazione in tre culture, cui seguirono innumerevoli contributi, sino alla recente proposta di Jerome Kagan, che distingue più opportunamente fra "campi del sapere", piuttosto che "culture", salvaguardando in tal modo la metafora originale (cultura viene da "coltivare"), e soprattutto alludendo all'unitarietà della cultura umana, ancorché distinta in "campi" disciplinari. 

Ancor più profondo era stato il significato attribuito allo schema delle "quattro culture" proposto da O'Malley, che così di fatto però rovesciava il paradigma di Snow a favore di una pluralità di "stili culturali" in dialettica tra loro: "stili" che, pur nella loro marcata diversità, esprimerebbero caratteristiche comuni ai modi dell'agire e del pensare umano, senza che, per queste oggettive differenze, si trovino spinti a combattersi in una guerra totale. Il vero dibattito fu insomma quello che cominciò quando si volle riconoscere il prezzo pagato dal cedimento a una nuova edizione del conflitto polemico fra Antichi e Moderni, come appunto avviene nelle facoltà umanistiche, sottoposte sempre più a snaturare i loro statuti epistemologici di tipo storico e artistico in nome delle "scienze umane" (si veda il saggio integrale su Le due culture di Finkielkraut, parzialmente riprodotto nel dossier di Lineatempo).

Per non dire di nuove facoltà che sono passate da corsi di filosofia della biologia a quelli di biologia della filosofia. Il monumento di tale indirizzo è forse, qui in Italia, la recente enciclopedia del sapere della UTET, la cui dimensione antropologica spazia dalle scienze alle lettere alle scienze sociali, biologiche e antropologiche, ma alla cui direzione non è più il filosofo storicista crociano o gentiliano (evidente è la specularità, e quindi la implicita concorrenza con i paradigmi fondativi della Treccani); né tanto meno potrebbe esserlo l'enciclopedico umanista o l'illuministico philosophe, ma il genetista Cavalli Sforza, che conduce a piena naturalizzazione le due culture, conciliandole nella visione evolutiva delle neuroscienze.

Ci sembra inoltre che il dibattito sul tema registri anche una frequente insistenza, con accenti spesso molto espliciti, sul desiderio di una ricomposizione dell'unità della cultura: oggi si moltiplicano gli interventi che invitano gli uomini con formazione scientifica ad appropriarsi della strumentazione logico-letteraria necessaria per riflettere ed analizzare il mondo contemporaneo, poiché gli umanisti si troverebbero impreparati a svolgere analisi globali dei fenomeni contemporanei a causa della difficoltà che essi incontrano nel seguire i passi della scienza (Odifreddi). 



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