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LETTURE/ "Dono" contro "possesso", le due culture al bivio

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Leonardo Da Vinci, Uomo vitruviano (1490) (Immagine dal web)  Leonardo Da Vinci, Uomo vitruviano (1490) (Immagine dal web)

Alla dimensione umanistica (specie sul piano letterario) sembra che rimanga solo la possibilità di esprimere il mondo dei sentimenti: rimane così abbandonato il fatto che la dimensione umanistica, sia letteraria che filosofica, mira a porre il problema del senso vero della realtà, dei suoi fini, dell'essenza dei problemi e della relazione tra le diverse dimensioni della realtà.

Proprio per questo noi riteniamo cruciale la sfida di ripensare a una unità di fondo della conoscenza della realtà, che discende dall'unità inscindibile della ragione e, prima ancora, del soggetto umano che la muove, ipotizzando un altro modo per pensare ai possibili cammini di una ragione aperta alle diverse dimensioni o ai diversi "stili" del sapere, sulla base dell'unità di fondo della cultura.

Partiamo realisticamente dall'idea che "due culture" esistono e non sono conciliate, ma il loro dualismo non sta in una divaricazione di campi di interesse o di metodi di indagine. Non pensiamo a un anacronistico divorzio totale tra umanesimo e scienze esatte, forse mai esistito se non nelle estremizzazioni unilaterali di chi ne ha fatto una sorta di caricatura. La "dualità" con la quale oggi sempre di più ci confrontiamo è quella che tende a contrapporre due diversi atteggiamenti o "stili" culturali, trasversali a tutti i campi di espressione della cultura, delle relazioni e del discorso umano. Da una parte c'è infatti una cultura del dono, che si mette al servizio della verità della realtà (una cultura sapienziale che può essere patrimonio sia di un filosofo, sia di un letterato sia di uno scienziato); dall'altra c'è una cultura del possesso, che vuole impadronirsi della realtà (una cultura utilitaristica, che può essere patrimonio sia di un filosofo, sia di un letterato sia di uno scienziato).

Nel dossier allestito per Lineatempo intendiamo presentare una serie di interventi che mostrino come invece sia la logica umanistica (che può essere la logica di chiunque, soprattutto dei grandi scienziati) ad essere in grado di illuminare, ponendo il problema del senso (come la tradizione culturale europea ci ha sempre documentato, almeno sino alla "crisi della coscienza europea" del Settecento), i dati culturali che il continuo progresso scientifico e tecnologico ci offre. E come sia la logica scientifica (che può essere la logica di chiunque, soprattutto dei grandi umanisti) ad assicurare il rigore, pieno di rispetto per la realtà, necessario alla ricerca di quello stesso senso.

Il dibattito non si gioca più solo nelle stanze alte delle accademie. Permea ormai capillarmente tutta la nostra cultura quotidiana, decidendo del suo destino. 



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