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LETTURE/ "Dono" contro "possesso", le due culture al bivio

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Leonardo Da Vinci, Uomo vitruviano (1490) (Immagine dal web)  Leonardo Da Vinci, Uomo vitruviano (1490) (Immagine dal web)

A oltre 50 anni dalla celebre conferenza sulle "due culture" di Charles P. Snow, il dibattito sul tema del rapporto fra cultura umanistica e cultura scientifica sembra lontano dall'aver trovato la sua conclusione, per quanto si stiano delineando alcuni nuovi indirizzi che lasciano intendere un cambio di rotta rispetto al conflitto che secondo Snow regnava ormai da decenni. 

L'evoluzione cui vogliamo alludere è di quelle che si impongono con i fatti, e che sono indice di un dominio culturale ben preciso, che si manifesta attraverso la diffusione e l'imposizione di un certo tipo di linguaggio rispetto ad un altro. E tutto ciò avviene ormai nella lingua comune, senza che molti se ne avvedano. Se nel 1959 Snow auspicava lo sviluppo pratico delle scienze nelle ben più socialmente efficaci tecnologie, è facile constatare quanto egli abbia avuto ragione. Nessuno può del resto negare che Steve Jobs non sia solo un geniale scienziato tecnologico, quanto invece si sia dimostrato il modello di un nuovo intellettuale tout court che, attraverso il successo sul mercato, sviluppa una vera filosofia, una vera "cultura" del vivere: think different è il concetto in cui si compendia il paradosso del suo conformismo di massa, aderendo al quale ciascuno si sente più forte nella propria individualità di consumatore progressista e felice (non certo nella propria identità di persona): I-(phone, pad, pod, book).

Lingua del successo economico, coadiuvato da una ferrea disciplina militare, per la quale si producono beni culturali per raggiungere target attraverso strategie che conducano al successo della mission. Tutto il sistema educativo europeo, coinvolto in una delle più severe e pervasive operazioni di omologazione politica, non solo è stato impotente nel conservare una pedagogia della magnanimità, dell'abbondanza, della generosità, della bellezza, della verità, dell'ozioso contemplare; ha invece perseguito con maggior fervore di altri settori questa illusione di progresso modernizzante. 

Così alla somministrazione di test per il controllo oggettivo della produttività delle aziende scolastiche e universitarie, ha aggiunto un rapporto finanziario fra docente e discente, che ora si trovano collocati in una relazione a dir poco imbarazzante. Mentre da una parte il professore di lettere, filosofia, storia dell'arte, illustra i modelli di civiltà della tradizione umanistica, fondati sul primato della conversazione, del dialogo, del sacrificio e dell'otium; dall'altra è chiamato a valutarne la prestazione secondo i rapporti matematici della finanza, tra debiti e crediti che andranno saldati. In ogni facoltà la scelta di corsi è sottoposta al rapporto qualità/prezzo, come nel miglior ipermercato: si sceglie a parità di crediti e a minor quantità di materiale di studio. L'interesse (il manzoniano inter-esse, l'esser nell'argomento, nello studio, nel diletto con cuore e ragione) è trasformato nell'interesse della convenienza utilitaristica, secondo una mal riposta fiducia in una visione scientista del mondo delle cose di natura e di cultura. 



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