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LETTURE/ Czesław Miłosz, ci sono due sole parole da salvare

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Basta prendere un campione come Scadenze, scritta a Vilna nel '36: "Tutto trascorso, tutto dimenticato, / sulla terra solo fumo, nuvole morte / e sui fiumi di cenere ali che ardono / mentre arretra il sole avvelenato / e l'alba della condanna esce dai mari". 

Milosz ha uno sguardo fotografico, che, per esempio, sigilla la verità in un cammeo per un'epifania femminile: "Quando c'è la luna e le donne in abiti a fiori passeggiano / provo stupore per i loro occhi, le loro ciglia e tutta l'organizzazione del mondo. / Mi sembra che da una propensione reciproca così grande / potrebbe finalmente risultare la verità ultima". (Quando c'è la luna).

Milosz non si arrende al catino insanguinato della storia. È sì un poeta metafisico, ma è anche un teologo della storia. E quando il suo sguardo brancola nel buio, alza le braccia e la sua poesia diventa preghiera. Non solo Giobbe o Ezechiele, ma il re Davide che bussa alla porta di Dio nel tempo della pienezza e nella cruda solitudine.

Così nasce, per esempio, la struggente poesia per l'amico sacerdote Józef Sadnik, scomparso prematuramente a 47 anni. 

È impressionante il dialogo di Milosz con la morte. Sembra che alcuni testi siano scritti tra le lacrime. Ogni verso come una ferita, di un dolore composto eppure profondissimo: Milosz riesce a cogliere nella realtà una grazia, un'illuminazione, anche quando sembra prevalere la tenebra: "Pregavo Dio di fare di me ciò che volesse / e gli dicevo la mia gratitudine / perfino per l'insonnia quando mugghia la marea / e il conto della vita" (Pornic).

Di fronte alla "crisi" sull'uomo, Milosz non alza bandiera bianca. È un alfiere della speranza, che per ardore compete con un altro autore dal "cuore aperto" come Péguy. 

È davvero significativo che l'antologia più celebre delle sue poesie sia coronato da un testo sulla speranza: "Verso la fine del ventesimo secolo, nato al suo inizio, / dopo aver scritto libri, buoni o cattivi, ma laboriosi, / dopo conquiste, perdite e recuperi, // sono qui con la speranza di poter ricominciare da capo…" (Verso la fine del ventesimo secolo). 

La poesia è anche questo. Vedere chiaro nella notte oscura. Come insegnava Ungaretti o Giovanni della Croce. Per questo, lo dicevamo in apertura, Czeslaw Milosz è un maestro da cui ripartire.



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