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LETTURE/ Madame Bovary, un amore orfano del Cielo

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 Isabelle Huppert è Madame Bovary nel film di Claude Chabrol (1991) (Immagine d'archivio)   Isabelle Huppert è Madame Bovary nel film di Claude Chabrol (1991) (Immagine d'archivio)

Rimane aperta, allora, la questione: Flaubert parte dal fatto di cronaca o dalla pura  invenzione?  

Al di là delle dinamiche del processo artistico e dalla necessità di difendersi in Tribunale, il romanziere crea un'opera nuova, non solo nello stile, ma nella stessa concezione dell'arte e dell'esistenza; e realizza una figura unica nell'arte moderna che, come altri personaggi letterari — Amleto, Don Chisciotte, Don Giovanni, Faust — è al medesimo tempo personaggio e figura, archetipo mitologico. La critica ha parlato spesso di "bovarismo" (già J. De Gaultier, 1909), quasi segnalando una malattia spirituale le cui radici permettono di comprendere che la sua natura non è tanto psicologica, bensì ontologica: Madame Bovary, come affermava Benedetto Croce, "perduta la fede religiosa e non perduto l'anelito all'infinito … si torturava nei sogni dell'impossibile" (1923).

In effetti lo stesso Flaubert dopo il suo viaggio in Oriente fra il 1849-50, 15 mesi di entusiasmo e malumore, di fascino e insofferenza, scopre che l'Altrove è un'illusione, non c'è un luogo da raggiungere ed in cui esser felici; e per quasi cinque anni si dedica alla scrittura e riscrittura del suo capolavoro. Possiamo, perciò, rispondere alla domanda precedente e notare come agiscano in un autore "argomenti e dati di cronaca che toccano fibre profonde e stimolano a dar forma e figura e immagine a realtà interiori" (M. Vargas Llosa, 1975) e comprendere la portata ironica e seria della famosa affermazione dello scrittore, "Madame Bovary sono io".

Il personaggio vive totalmente nella dimensione del sogno, fin da quando ascoltava nel collegio dalle suore le novelle ed i racconti da una anziana sarta, dei quali prediligeva quelli amorosi; così l'autore scrive, "dotata com'era di temperamento più sentimentale che artistico, cercava emozioni e non paesaggi". Come i contemporanei pittori impressionisti, Flaubert dissocia la sensazione globale in una moltitudine di piccole sensazioni, pure e contrastanti; una libertà che sarebbe stata impossibile senza la preventiva volatizzazione della materia. In un certo senso l'inconsistenza delle descrizioni dei paesaggi riflette la percezione del suo tempo, quell'indeterminatezza della realtà che caratterizza Emma.  

Già Paul Bourget, il grande romanziere di fine Ottocento, psicologo che pure influenzò il filosofo F. Nietzsche, notava che nei personaggi flaubertiani "il pensiero precede l'esperienza, invece di sottomettervisi… La creatura umana, quale la mostra Flaubert, si isola dalla realtà…; sempre l'autore attribuisce alla Letteratura (nella più larga accezione del termine) l'origine di quello squilibrio. Emma ha letto romanzi e poesie"; una vita da sogno come nel famoso episodio del Teatro di Rouen, quando assiste alla Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti.

Emma, come l'autore dice nelle sue Corrispondenze, può affermare: "Osservare, pensare, amare significa in un certo modo divorare l'oggetto", la persona, la vita; Emma, in effetti, ama come se divorasse quanto la circonda. Come scrive J.P. Richard "c'è una fondamentale avidità, una mancanza di ritegno", come nel rapporto con Leòn, "il loro animo e tutti i loro sensi erano a malapena sufficienti per l'avidità che li possedeva completamente".



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