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LETTURE/ Madame Bovary, un amore orfano del Cielo

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 Isabelle Huppert è Madame Bovary nel film di Claude Chabrol (1991) (Immagine d'archivio)   Isabelle Huppert è Madame Bovary nel film di Claude Chabrol (1991) (Immagine d'archivio)

Come affermava B. Croce, "Emma si sente superiore a ogni legge morale che non sia quella del suo sogno, della sua brama, della sua passione". Dopo essersi abbonata alle riviste di moda e del Bel mondo parigino, l'autore nota che "ella confondeva, nel suo desiderio, la sensualità del lusso con le gioie del cuore, l'eleganza delle abitudini con le delicatezze del sentimento; ma in questa condizione rimane una profonda inquietudine, quasi avvertendo la disillusione e la vanità di tutti i propri sogni, luccicanti ma effimeri. Non è più la vita immersa nel mare dell'Essere, come nella poesia dantesca; rimangono, come dirà Rimbaud, "le pozzanghere della vecchia Europa".

"In fondo al cuore aspettava un avvenimento. Come i marinai in pericolo, girava occhi disperati sulla solitudine della sua vita cercando lontano qualche vela bianca tra le brume dell'orizzonte. Non sapeva cosa le sarebbe toccato, qual vento avrebbe spinto fino a lei quella vela, su quale riva l'avrebbe condotta, se sarebbe stata una scialuppa o un gran vascello a tre ponti, carico d'angoscia o pieno di felicità fino ai portelli. Ma, ogni mattina, nello svegliarsi, ella sperava per quel giorno, e ascoltava ogni rumore, si alzava di soprassalto, si stupiva che nulla accadesse; poi, al tramonto, sempre più triste, desiderava trovarsi all'indomani".

In seguito, anche nel rapporto con Leon, permane questa inquietudine di felicità; Flaubert scrive che "ella credeva che l'amore dovesse arrivare d'improvviso, con fragori e folgori; uragano dei cieli che cade sulla vita, la sconvolge, strappa via la volontà come le foglie, e trascina all'abisso il cuore intero". 

Cominciava a sentire quell'abbattimento che viene dalla ripetizione di una vita sempre uguale, quando manca un interesse che la diriga o una speranza che la sostenga. "Boccheggia in cerca dell'amore, come un carpione cerca l'acqua sulla tavola da cucina". E perciò, a malincuore, diceva a se stessa: Se avessi avuto uno scopo nella vita, se avessi incontrato un affetto, se avessi trovato qualcuno … avrei dato tutte le mie energie, avrei superato tutto, spezzato tutto! La realtà non rimanda a nulla, la natura stessa, nella sua bellezza e armonia non è più segno e tutto è sciupato dalla immediatezza e dalla istintiva reattività.

"Prima di sposarsi, … aveva creduto d'amare; ma la felicità che avrebbe dovuto nascere da quell'amore non era venuta, e pensava che doveva essersi sbagliata". 

Seguendo un'altra acuta osservazione di P. Bourget, "l'essere, riducendosi ad una vita puramente fenomenica, non sarà nient'altro che la successione dei suoi stati" e nulla verrà più a battere nel cuore dei personaggi. In tal modo la memoria del passato dilania Emma, fin da quando, appena sposata, vede sfilare davanti a sé le immagini della giovinezza; e, ancor più drammaticamente, accadrà alla fine della sua esistenza, ormai delusa e sola, quando dice "Si sente il bisogno di confidare a quella persona tutta la propria vita, di darle tutto, di sacrificarle tutto! Non ci si spiega più, ci si intuisce … Finalmente è là quel tesoro tanto cercato, là davanti a noi; brilla, risplende. Eppure se ne dubita ancora, non si osa credervi; si rimane abbagliati come uscendo dalle tenebre alla luce". 



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