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LUCA RONCONI/ L'evento inatteso di una coscienza ferita

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Luca Ronconi (1933-2015) (Infophoto)  Luca Ronconi (1933-2015) (Infophoto)

Di qui l'anticonformismo, le continue, folli fuoriuscite dagli spazi teatrali consueti: dalla messinscena di Gli ultimi giorni dell'umanità, di Karl Kraus, nel 1991 al Lingotto di Torino, allo straordinario spettacolo Infinities, realizzato nel 2002 nei capannoni della Bovisa di Milano e dedicato al trattato del cosmologo John David Barrow; dalle travolgenti operazioni testuali di Lolita di Nabokov e Quer pasticciaccio brutto di via Merulana di Gadda alle straordinarie maratone recitative e scenografiche della Torre di Hofmannsthal o del recentissimo Panico del quarantenne argentino Rafael Spregelburd, senza parlare poi della sua attività come regista d'opera lirica. E dall'altra parte, specie nei suoi ultimi anni, altrettanto valore ha avuto l'attività pedagogica. Di tasca sua, aveva fondato il Centro Teatrale Santa Cristina, vicino a Perugia: un cantiere sempre aperto, immerso nella campagna umbra, dove le più giovani generazioni di attori e registi hanno potuto — con lui, e gratuitamente — imparare quello strano, oscuro e splendido lavoro che è l'interpretazione, a tutti i suoi livelli. 

Quella di Ronconi era un'intelligenza tutta dedita alla possibilità dell'evento teatrale: possibilità sempre nuova, sempre inedita, da sorprendere ogni volta nuovamente. Il suo teatro è stato sempre l'ostinata ricerca del come attraversare, rappresentare e comprendere quel qualcosa di misterioso, d'impenetrabile, che la vita dell'uomo fa venire a galla. In una recente intervista, Ronconi è tornato a insistere sul fatto che il teatro non solo permetta ma sia una vera e propria forma di conoscenza. Un grande critico teatrale, Franco Quadri, parlò, in suo libro su Ronconi, di «rito perduto». Forse è in questa formula che troviamo la radice più vera del lavoro di questo maestro; in un tentativo di inseguire e recuperare qualcosa che sembra essersi perduto: un misterioso accadimento, un trasalimento imprevisto, l'insorgere di una coscienza ferita e — proprio per questo — più umana, più viva. Ronconi se n'è andato, ma il desiderio di quel contraccolpo ci rimane, ci interroga, ci accompagna; e ce lo rende vicino.  



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