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STORIA/ Da Mussolini all'Isis, la Libia è nel "destino" dell'Italia

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Dopo la caduta di Gheddafi (Infophoto)  Dopo la caduta di Gheddafi (Infophoto)

Sempre più crocevia strategico del Mediterraneo, pochi anni dopo, durante la seconda guerra mondiale la Libia divenne teatro di guerra perché le armate italo-tedesche cercavano di raggiungere Suez e tagliare i rifornimenti inglesi per l'India.  E l'importanza geopolitica della Libia subito dopo il 1945 è testimoniata dalla presenza di due basi militari straniere, quella statunitense di Wheelus Field e quella inglese di El-Adem, che assicuravano il controllo sull'area. In quegli anni, né la Francia impegnata in Algeria né l'Italia sconfitta potevano opporsi all'egemonia anglosassone, ma la situazione cambiò con la scoperta dei campi petroliferi, alla fine degli anni Cinquanta. La ricchezza portata dal petrolio trasformò la Libia e, soprattutto, la rese progressivamente indipendente dai finanziamenti americani. Contemporaneamente, la propaganda panarabista del presidente egiziano Nasser favoriva la nascita di movimenti avversi alla monarchia senussita di re Idris, giudicato troppo filoccidentale. 

Si giunse, così, al colpo di stato guidato dall'allora capitano Gheddafi, nel 1969. Al golpe non fu estranea l'Italia, che aveva già sostenuto l'indipendenza algerina ed era presente con l'Agip (che fu di Enrico Mattei sino al suo assassinio nel 1962) in Libia. L'Italia fornì l'appoggio dei propri servizi segreti e inviò anche mezzi corazzati per rinforzare l'esercito del giovane leader. Gheddafi, che fu espressione dell'affermazione dei clan tribali della Tripolitania, nel 1970 procedette alla nazionalizzazione dei beni dei coloni italiani, ponendo le basi per la loro successiva espulsione e del conseguente, tormentato rapporto tra Italia e Libia nell'ultimo quarantennio.

La parabola politica di Gheddafi e della "sua" Libia, che conduce sino all'epilogo durante la primavera araba del 2011, coincidente con la morte del rais, si incrociò spesso con la storia d'Italia più recente: basti qui ricordare il caso Ustica — su cui importanti riflessioni vengono ora formulate in una tesi di dottorato di Cora Ranci presso l'Università degli Studi di Bologna — ovvero l'abbattimento il 27 giugno 1980 di un aereo di linea DC-9 dell'Itavia diretto da Bologna a Palermo, a causa di un missile lanciato da un velivolo militare francese all'indirizzo di un caccia libico MiG-23 che, in sorvolo non autorizzato nei cieli italiani, avrebbe tentato di nascondersi nella traccia radar del DC-9.

E poi si ricordi il blitz militare americano sulla Libia 15 aprile 1986, ordinato dal presidente Ronald Reagan: dal massiccio bombardamento che ferì mortalmente sua figlia adottiva, il "Colonnello" sarebbe uscito illeso, perché preventivamente avvertito delle intenzioni statunitensi da Bettino Craxi, allora presidente del Consiglio italiano.

Nonostante questo gesto, Gheddafi si servì ancora in seguito del rancore libico verso l'Italia per rinsaldare l'unità nazionale delle tribù, e per ribadire il proprio controllo sul paese. Ma anche per ottenere benefit economici dall'ex colonizzatore. Si arrivò così al 4 luglio del 1998, quando fu firmato a Roma il "Comunicato congiunto", che prevedeva esborsi italiani in riparazione della passata dominazione fascista, un accordo che non venne comunque mai sottoposto a ratifica parlamentare. Si pensò poi a un gesto riparatorio simbolico, il "Grande Gesto", che prevedeva la costruzione a spese italiane di un ospedale in Libia.



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