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STORIA/ Da Mussolini all'Isis, la Libia è nel "destino" dell'Italia

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Dopo la caduta di Gheddafi (Infophoto)  Dopo la caduta di Gheddafi (Infophoto)

Più recentemente, negli anni Duemila, si produsse un più apprezzabile avvicinamento delle posizioni tra Italia e Libia, sancito da diverse visite ufficiali del capo libico in Italia e della controparte italiana in Libia. Nel 2004, il Mossad, la Cia e il Sismi individuarono una nave che recava a bordo prove sufficienti a dimostrare che il regime libico era in possesso di un arsenale di armi di distruzione di massa. In questa occasione Italia e Usa posero a Gheddafi un ultimatum, da lui accettato, impedendo così che la notizia divenisse pubblica.

Il 30 agosto 2008, nella città di Bengasi Gheddafi e Berlusconi firmarono un trattato di Amicizia e Cooperazione che comportava importanti oneri finanziari a carico dell'Italia, e definiva una cornice di partenariato tra i due paesi. Nel giugno dell'anno successivo Gheddafi avrebbe compiuto la sua prima visita a Roma, in un clima denso di contestazioni e, ciò nonostante, all'inizio della rivoluzione del 2011 l'Italia si sarebbe mostrata indubbiamente come il membro dell'Ue più "tentennante" nel condannare il regime libico, pur finendo per allinearsi con la posizione ufficiale assunta dalla Commissione, e offrire un appoggio "tecnico" all'operazione militare Odyssey Dawn, fornendo le basi militari di partenza.

Oggi, con il paese libico dilaniato dalle guerre intestine e ormai oggetto della penetrazione delle forze paramilitari del cosiddetto "stato islamico", verrebbe anche da chiedersi se il ruolo svolto nelle ultime decadi da Gheddafi non sia stato — anche involontariamente — quello di "calmierare" le tensioni antiche del fondamentalismo antioccidentale sul margine della costa nordafricana. E non si possono qui dimenticare i forti interessi intrattenuti dall'Italia in Libia in ambito energetico sin dai tempi di Mattei. Certo se la "quarta sponda" oggi, oltre a lasciar transitare migliaia di esuli nei drammatici trasbordi sui gommoni verso il nostro Paese, non riuscisse a contenere la spinta aggressiva dell'Isis verso i limiti meridionali dell'Italia — che non paiono purtroppo, almeno sotto il profilo strategico militare e diplomatico, veri confini, così come risultano oggi trascurati da un'inesistente politica estera e di difesa dell'Unione Europea — ciò aprirebbe uno scenario di inedita e inaudita gravità sul piano internazionale.

C'è forse solo oggi da sperare che le feroci milizie islamiche siano maggiormente interessate ad accerchiare il "traditore" stato egiziano, e che ivi convergano i propri sforzi di sfondamento? E fino a quando?



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