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LETTURE/ A Firenze 1900 studenti rileggono Saba per "ritrovare" l'infanzia

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Sono soltanto parole? Solo «rose a nascondere un abisso» (Secondo congedo)? La semplicità della lingua di Saba, come quella delle cose di cui parla, ci chiede di andare «fino in fondo». Perché dietro un'«erma collina», su cui sorgono appena «rade casine» e «vigneti»«si vede l'occhio di Dio, l'infinito» (Veduta di collina). 

Come guarda Saba, allora? Cosa vede più di me nelle stesse cose che vedo io? Sarà anche il «poeta più chiaro di questo mondo» (Storia e cronistoria del Canzoniere, p. 191), quasi "sanremese" nella scontatissima «rima fiore / amore, / la più antica difficile del mondo»: ma «la verità» si nasconde «al fondo» di questa semplicità. Chi può sentire «amica» la «verità»? Solo chi conosce «il dolore»: è il dolore, infatti, che permette di guardare le cose «di tutti i giorni» e le «trite parole», e di scoprirne il «fondo» (Amai).

Saba ha amato «la verità che giace al fondo», delle cose, delle parole e del cuore: «io che ho messo lo sguardo fino in fondo / al mio cuore, al mio triste cuore umano» (Fantasia), sentendo il «sorso amaro» con cui la vita interpella l'uomo (Quando si apriva il velario), e riluttando allo spavento di quando «il cuore è vuoto», perché «senza il cuore la saggezza è un gioco» (Dopo la giovanezza). Il dolore infatti è la condizione per meravigliarsi della bellezza del mondo: «guarda e adora; / guarda se il mondo è bello, / se il tuo dolor non vale» (L'incisore).

In un «pomeriggio / troppo bello» dell'autunno, quando un cielo chiarissimo iniziò a specchiarsi non solo nel mare ma anche nella sua anima, quando «tutto il mondo» sembrava «creato or ora», il contraccolpo di quella bellezza costrinse il poeta, paradossalmente, a svelare i suoi «rimorsi» e il suo «rimpianto». Chi è così semplice da stupirsi per qualcosa che è «troppo bello», e se ne lascia mettere in discussione, allora «ode la voce / che viene dalle cose e dal profondo» (Il pomeriggio). Dipende dalla semplicità del cuore che si sveli qualcosa di bello come il cielo azzurro di quel pomeriggio, promettente come una porta in pieno inverno, da cui si possa «guardare ed ascoltare» cosa ha da dirci Saba, ma ancora di più, attraverso le sue parole, cosa hanno da dirci le cose, cosa ha da dirci la profondità delle cose.



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