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DON GIUSSANI/ De Bortoli: ci ha costretti a pensare con la nostra testa

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Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera (Infophoto)  Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera (Infophoto)

Dunque, io trovo che quella vibrazione emotiva sia stata una testimonianza della grazia che aveva colto quei ragazzi, che in qualche modo si devono essere sentiti come l'allievo dell'educatore di cui sopra: non esclusi, ma parte di una storia. Bella. Una storia destinata a dividere, che ha fatto discutere, che probabilmente ha prodotto anche dei sommovimenti, ma pur sempre vera; e questa è la cosa fondamentale. (…) 

C'è una frase che considero estremamente significativa perché espressiva del pensiero di don Giussani: «La gioia più grande della vita dell'uomo è quella di sentire Gesù Cristo vivo e palpitante nelle carni del proprio pensiero e del proprio cuore». Questo è il dono della fede, un dono che non si può acquistare in un supermarket, non è accessibile a tutti, bisogna esserne in qualche modo colpiti attraverso un incontro. Ma subito dopo Giussani dice: «Il resto è veloce illusione o sterco» (p. 51). Se ci pensate, è quasi una visione mistica, persino brutale nella sua semplicità. Da quando l'ho letta ho molto riflettuto su questa frase, perché è stata pronunciata da un sacerdote che non ha avuto paura di mischiarsi con quel «resto» che è «veloce illusione o sterco». Giussani non si è rifugiato da nessuna parte, non ha guardato − e credetemi, accade anche a molti ecclesialistici − la società dall'alto della propria sapienza cristiana. Pensiamo alla prima fondamentale decisione della sua vita, quella di andare a insegnare in un liceo milanese, tra l'altro un liceo che ha segnato anche la storia della contestazione; Giussani ha deciso di immergersi nella folla secolarizzata, senza mai perdere di vista il percorso della fede. È come se la figura di Cristo non lo avesse mai abbandonato, in una continua comunione con le persone che venivano a contatto con lui e che erano affascinate dal modo di parlare diretto, semplice e coinvolgente di questo sacerdote. 

Forse noi abbiamo commesso l'errore – è una questione storica ancora aperta – di considerarlo semplicemente alla stregua di un integralista, un integralista di grande qualità, straordinariamente capace di diffondere il proprio verbo, ma pur sempre il rappresentante di una parte, liquidata come integralista applicando categorie che appartengono alla politica, ma che non devono necessariamente riguardare anche la Chiesa. Noi siamo molto bravi nel fare queste semplificazioni e così facendo qualche volta non mettiamo il lettore nella condizione di capire le diversità, le profondità e le connessioni che ci sono tra modi di pensare diversi, anche all'interno della Chiesa. 

La realtà è che per molti anni su Giussani e CL ha prevalso una sorta di pregiudizio politico radicato, e secondo me ingiustificato, perché forse − lo dico in modo provocatorio − in quegli anni faceva comodo avere una Chiesa debole e remissiva, che fosse disponibile al compromesso facile, che sarebbe andato bene a tutti! Avrebbe fatto comodo anche a partiti che avevano nel loro simbolo la parola «cristiana». 



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