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LETTURE/ Noi moderni, "divisi" tra Dante e Orlando (Furioso)

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Orlando Furioso visto da Gustave Doré (Wikipedia)  Orlando Furioso visto da Gustave Doré (Wikipedia)

Non tutti gli innamorati delusi, però, perdono il senno e si infuriano. Un caso su tutti? Dante. A lui è toccata una sorte non molto diversa da quella di Orlando: era innamorato di Beatrice, le scriveva poesie, ma Beatrice gli negò il saluto e poi si sposò con un altro, presumibilmente meno saggio e forse anche meno innamorato di Dante. Ma Dante non impazzì. Con Beatrice non gli andò bene, eppure Dante rimase innamorato e anche saggio: figuriamoci, la chiama perfino «lume tra 'l vero e lo 'ntelletto», come se lei, insomma, proprio lei, riuscisse a renderlo saggio: quella lei che lo aveva rifiutato. 

Come mai questa differenza? Non credo dipenda soltanto da una questione di self control dantesco. C'è di più: c'è che, semplificando, per Dante (per un medievale) la realtà non coincide con i suoi disegni; per Ariosto (per un rinascimentale) questa non è più un'evidenza. Dante è innamorato di Beatrice ma sa di non essere nato per Beatrice: è nato per realizzare il suo fine di uomo, secondo la strada che la realtà, imprevedibilmente, gli indica. Orlando invece crede di essere nato per Angelica, come Didone credeva di essere nata per Enea e Ortis crederà di essere nato per Teresa. 

Per questo, di fronte al mancato saluto di Beatrice o anche alla sua morte, Dante può chiedersi quale passo sia chiamato a compiere, e chi possa aiutarlo ad attraversare la «selva oscura»«io rimasi di tanta tristizia punto, che conforto non mi valeva alcuno. Tuttavia, dopo alquanto tempo, la mia mente, che si argomentava di sanare, provide, poi che né 'l mio né l'altrui consolare valea, ritornare al modo che alcuno sconsolato avea tenuto a consolarsi». Saranno passi immensi, ben più grandi della consolazione, come quando succede che «l'uomo va cercando argento e fuori de la 'ntenzione truova oro»: accorgersi che può amare senza chiedere nulla in cambio, che la sua felicità consiste in qualcosa «che non mi puote venire meno», e che in fondo ama, più ancora che la presenza fisica di Beatrice, quello che lei ha introdotto nella sua vita. 

Se togliamo il nome di Orlando o di Dante e ci mettiamo il nostro, e se al posto di Angelica o di Beatrice ci mettiamo quello a cui punta il nostro disegno (il sì di una persona, la soluzione di un problema, il raggiungimento di un obiettivo, il miglioramento di certe condizioni oppure quel risultato, quel lavoro, quell'unione eccetera), ci rendiamo conto che sempre la poesia, «mutato nomine», parla di te. 



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COMMENTI
03/02/2015 - COMPLIMENTI (LILIANA TENTI)

Complimenti per la dotta dissertazione letteraria. Magari avessi avuto un professore di letteratura italiana capace di fare paralleli di questo genere.

 
03/02/2015 - Bella lettura su Orlando Il Furioso (GIANCARLO GOMEZ)

Apreciado Profesor, felicitaciones por tan hermoso artículo. Me ha llevado a buscar y a decidirme leer de nuevo el libro de Orlando El Furioso, que leí cuando era un adolescente. Gracias por la agudeza e inteligencia de sus argumentos y por hacer evidente la actualidad del tema. Juan Carlos Gómez (Bogotá - Colombia)