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LETTURE/ Noi moderni, "divisi" tra Dante e Orlando (Furioso)

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Orlando Furioso visto da Gustave Doré (Wikipedia)  Orlando Furioso visto da Gustave Doré (Wikipedia)

Che le cose non vadano mai, o quasi mai, come ce le abbiamo in testa mi sembra difficile da contestare. Il punto è se questo scacco sia necessariamente una fregatura o se invece offra paradossalmente un'occasione; se la contraddizione che la realtà pone ai nostri progetti sia, in fondo, una sfida oppure una sfiga. 

È qui che la poesia ci aiuta a vedere. Prendiamo L'Orlando furioso, il poema per eccellenza del Rinascimento italiano, di quel secolo che ha iniziato a illudere l'uomo che fosse capace di costruirsi il proprio destino. Orlando è un eroe valoroso, ed è innamorato di Angelica. Le vuol bene davvero, l'ha portata con sé dall'Oriente fino in Francia senza sfiorarla con un dito. Tanti cavalieri inseguono la bellissima principessa, ma nessuno è come lui: lui non è come Sacripante, il re di Circassia, affamato di cogliere «la fresca e matutina rosa» della verginità di Angelica, pronto a tutto pur di realizzare il suo «disegno» di conquista. Oltre che «saggio» — e questo lo sapevamo da qualche secolo —, lui è anche realmente «innamorato», come aveva aggiunto Boiardo. Ma da vero uomo moderno (perché non è più, soltanto, un cavaliere medievale, ma un «faber fortunae suae») un «disegno» in testa ce l'ha comunque, sebbene più nobile: siccome combatte per amore, è persuaso che Angelica debba ricambiarlo, appunto perché conquistata dal suo valore. Dal momento che — Francesca docet — «amor che a nullo amato amar perdona», Angelica dovrà innamorarsi: chi potrebbe amarla, e difenderla, meglio di lui? 

Sarà anche una visione nobilissima, però Angelica finisce per diventare niente più che un «premio». Il problema è che Angelica, contro ogni pronostico, gli preferisce un soldatino qualsiasi di nome Medoro: «e sanza aver rispetto ch'ella fusse / figlia del maggior re ch'abbia il Levante, / da troppo amor constretta si condusse / a farsi moglie d'un povero fante». Angelica sposa Medoro. E Orlando impazzisce. In genere diciamo, alla stregua di Ariosto, che impazzisce per amore. In realtà però non è l'amore che lo fa impazzire. Lui è un uomo — ripetiamo i tre aggettivi — prima saggio, poi innamorato e infine furioso. Ma la furia non nasce dall'innamoramento come interruzione della saggezza, bensì dall'innamoramento come disegno della saggezza. Vale a dire: Orlando non impazzisce perché Angelica preferisce Medoro a lui, ma perché preferisce uno come Medoro a uno come lui; non perché non ottiene Angelica, ma perché non realizza il suo disegno di ottenerla. Ancora più semplicemente: impazzisce perché secondo lui il suo amore aveva tutte le carte in regola per andare in porto; impazzisce non tanto per un amore non corrisposto, ma perché un amore non corrisposto manda all'aria le sue carte, contraddice il piano che si era costruito. In termini rinascimentali, perché la fortuna vince la sua virtù: «O conte Orlando, o re di Circassia, / vostra inclita virtù, dite, che giova? / Vostro alto onor dite in che prezzo sia, / o che mercé vostro servir ritruova. / Mostratemi una sola cortesia / che mai costei v'usasse, o vecchia o nuova, / per ricompensa e guidardone e merto / di quanto avete già per lei sofferto».



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COMMENTI
03/02/2015 - COMPLIMENTI (LILIANA TENTI)

Complimenti per la dotta dissertazione letteraria. Magari avessi avuto un professore di letteratura italiana capace di fare paralleli di questo genere.

 
03/02/2015 - Bella lettura su Orlando Il Furioso (GIANCARLO GOMEZ)

Apreciado Profesor, felicitaciones por tan hermoso artículo. Me ha llevado a buscar y a decidirme leer de nuevo el libro de Orlando El Furioso, que leí cuando era un adolescente. Gracias por la agudeza e inteligencia de sus argumentos y por hacer evidente la actualidad del tema. Juan Carlos Gómez (Bogotá - Colombia)