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EUGENIO CORTI/ Le lettere dal fronte: "ciò che viene da Dio dà sempre gioia"

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Eugenio Corti (1921-2014) (Immagine d'archivio)  Eugenio Corti (1921-2014) (Immagine d'archivio)

Prima che i russi sfondassero, Corti aveva corso pochi rischi. Aveva tempo per leggere, ascoltare la musica dal grammofono insieme agli altri ufficiali. Soprattutto, poteva immergersi nella natura tanto amata. Ecco gli appunti di una cavalcata: "Sono passato al galoppo lungo larghissimi costoni di collina, sono calato in ripide gole boscose, risalito dall'altra parte e piombato in un'immensa pianura che ho tagliato diagonalmente di gran carriera. È la vecchia terra dei cosacchi ch'io ho attraversato, in una sua minima parte su un cavallo cosacco, un po' da cosacco". Tutto questo accadeva prima del 19 dicembre. Quel giorno i russi attaccarono. Da lì in poi sarebbe stato solo l'inferno.



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