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LETTURE/ Derrida e Agostino, la "formula" della vita ci sfugge sempre

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Vittore Carpaccio, Agostino nello studio (1502) (Immagine dal web)  Vittore Carpaccio, Agostino nello studio (1502) (Immagine dal web)

Non è certo un caso se Derrida, come recita la prima parte del titolo del suo testo, parla di "Circonfessione": il rimando semantico è, da una parte, alla ripetizione, al "circolo" di un ritorno su di sé che non riesce ad agguantarsi e, dall'altra, alla "circoncisione" che, in qualità di ebreo, ha segnato la sua storia dalla nascita avvenuta a El-Biar (non lontano dalla Tagaste dove nacque Agostino). La circoncisione, gesto centrale della definizione dell'ebreo che avviene otto giorni dopo la nascita, rimane come la traccia di un passato di cui non si ha un ricordo consapevole, ma che pure segna in modo indelebile l'agire: laddove Agostino rimette a Dio il mistero del suo essere stato creato, Derrida rimette ai suoi lettori l'enigma di un'esistenza che, anche se completamente affidata alla dimensione "pubblica", non si lascia compendiare o ricomprendere in essa.
In Circonfessione, Jacques Derrida non censura o nasconde nessuna delle sue debolezze, nessuno dei suoi timori, ma nelle sue parole non c'è ombra di compiacimento o di sfacciata esibizione, perché "fare la verità" significa lasciare che quanto accade intorno e dentro di noi non si trasformi nello strumento di un dominio, nel principio di una sovranità, ma nel riconoscersi — come avrebbe detto Ungaretti — "immagine passeggera presa in un giro immortale".
Il tentativo di Bennington, pur compiutamente realizzato, rimane sospeso, aperto: in Circonfessione Derrida mostra come nella sua vita (come in quella di ogni uomo) ci sia sempre "altro". Un "altro" imprevisto, inatteso, sempre al di là delle nostre fantasie: un "altro" che "fa la verità" di noi stessi e verso il quale possiamo solo confessare il nostro debito, vale a dire verso il quale possiamo solo confessare la nostra incapacità di confessarci fino in fondo.

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L'articolo anticipa la relazione dell'autore in occasione dell'incontro "Circonfessione", secondo appuntamento (6 febbraio) di un ciclo di cinque letture organizzate da Prologos. Il ciclo ha per titolo "Derrida lettore dei filosofi. L'evento del testo". Dettagli e date su www.prologos.it



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