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LETTURE/ Gender, tutti i "profeti" del mondo nuovo da Huxley a Clinton

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Aldous Huxley (1894-1963) (Immagine dal web)  Aldous Huxley (1894-1963) (Immagine dal web)

Così "i Poteri Forti" — osservano Enrica Perucchetti e Gianluca Marletta (Unisex, 2014) — "avevano già deciso quale sarebbe stata la linea ideologica da seguire nei decenni successivi e, all'insaputa della stragrande maggioranza del genere umano, una rivoluzione linguistica e culturale senza precedenti" cominciava a mettere solide radici e a pretendere nuovi diritti. Da semplice minoranza numerica (gli attivisti LGBT sono più o meno lo 0,4% della popolazione americana e occidentale) possono accampare pretese egemoniche capaci addirittura di demonizzare chi non si riconosce nel loro credo: l'acquiescenza della magistratura europea e italiana in tal senso se non fosse vera sembrerebbe incredibile.

Vi è una logica stringente in tutto quello che l'ideologia gender produce nel (quasi) riuscito tentativo di trasformare una pseudo-cultura di gruppo in senso comune universale, invasivo, suadente, apparentemente innocuo.

I casi Barilla, Findus, Ikea e centinaia di altri contribuiscono alla causa gay in modo egregio: non si tratta di avere a che fare con gente "diversa", ma con uomini e donne che mangiano come noi, mettono su casa allo stesso modo, amano i surgelati, le creme di bellezza, i saponi anallergici, le calze sottili e griffate, la pelle scamosciata. Non solo non è gente "diversa", ma è più sensibile della norma, ha più successo, più charme, più intelligenza: bisogna benedire questa nuova omologazione che annullerà i conflitti e porterà la pace; "fate l'amore, non la guerra".

E così la teoria Queer è venuta allo scoperto: come hanno a suo tempo dichiarato Marshall Kirk e Hunter Madsen, "non si tratta di far accettare al mondo i gay, ma occorre che tutto il mondo diventi gay: così il (cattivo) sogno profetico di Aldous Huxley sembra chiudere il cerchio.

Un uomo che crede di autogenerare felicità e benessere, che faustianamente irride ogni limite biologico e naturale, condannato ad un perpetuo narcisismo, è destinato ad assumere una identità fluida, a-morfa, funzionale al Potere onnivoro dei nostri tempi che manipola a piacere e divora i suoi sudditi.

Se la ragione non è del tutto sopita, ad ogni uomo, chiunque egli sia, è dato uscire dallo tsunami dell'ideologia gender e vedere l'alba di un mondo nuovo, che non è quello di Huxley: le rovine non interessano oramai a nessuno.

(2 - fine



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COMMENTI
06/02/2015 - Huxley non è Clinton (angelo guerini)

Il futuro agghiacciante immaginato, anzi prefigurato, da Huxley non è un'utopia, ma una distopia. Renderei obbligatoria la lettura del Mondo nuovo in tutte le scuole. A cominciare dagli insegnanti.