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ROMERO/ L'attenzione per i poveri, una "scelta" che va da Ratzinger a Bergoglio

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Oscar Romero (1917-1980) (Immagine dal web)  Oscar Romero (1917-1980) (Immagine dal web)

Il che non significa giustificare le politiche, dirette e indirette, di sfruttamento in continuità colonialistica agite da molti paesi europei e dagli Usa su quelle terre, e il richiamo di Francesco allo "stile" di Romero dovrebbe far pensare anche tanta diplomazia internazionale, e soprattutto quella quasi inesistente europea, a riorientarsi verso un modello di sussidiarietà globale che porti ad una riduzione degli enormi divari economici oggi presenti nel mondo globalizzato.

E infine, una piccola e più modesta considerazione di carattere storico-ecclesiastico: non si dimentichi qui come, dopo le passate prudenze, e anche distanze, manifestate dai pontefici (Paolo VI e, in parte, San Giovanni Paolo II, il quale però dirà poi che «Il servizio sacerdotale della Chiesa di Oscar Romero ha avuto il sigillo immolando la sua vita, mentre offriva la vittima eucaristica»), chi contribuì per primo a sbloccare l'iter di beatificazione dell'arcivescovo salvadoregno fu proprio papa Ratzinger — come attesta una recente testimonianza dell'arcivescovo ausiliare di San Salvador Gregorio Rosa Chávez —, a riprova di quanta maggiore continuità esista tra i modelli pastorali dei due ultimi pontefici (pur nell'innegabile differenza di stili) rispetto a forzate letture pseudopolitiche su presunti "riformismi" e "controriformismi" papali. 

Come poeticamente espresso da padre David Maria Turoldo, Romero resta il simbolo di un impegno pacifico per i poveri, ma lontano dal pauperismo violento della teologia della liberazione: «Ucciso perché fatto popolo: / ucciso perché facevi / cascare le braccia / ai poveri armati, / più poveri degli stessi uccisi: / per questo ancora e sempre ucciso».

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