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DON GIUSSANI/ Alberoni: è stato un mistico innamorato di Cristo

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Don Luigi Giussani (1922-2005) durante una gita in montagna (Immagine dal web)  Don Luigi Giussani (1922-2005) durante una gita in montagna (Immagine dal web)

Comunione e Liberazione era compatta, era perfettamente organizzata e aveva un unico leader, guida culturale e spirituale, che trascinava i giovani con lezioni, corsi, libri. Che Giussani non fosse solo una guida, ma un vero e proprio maestro spirituale nonché guida, mi è apparso subito chiaro. Aveva elaborato in poco tempo un proprio linguaggio interno, i suoi giovani pensavano come lui e parlavano come lui e i suoi libri non erano rivolti al grosso pubblico, ma erano insegnamenti, indicazioni per loro. In seguito io leggerò numerosi libri di don Giussani, ma non riuscirò mai a capirli. Perché le parole più comuni avevano anche un altro significato e don Giussani usava liberamente anche le regole della grammatica e della sintassi. Occorreva una sorta di codice per cogliere adeguatamente ciò che intendeva dire; dall'esterno non era immediato riferire la parola «presenza» a Gesù Cristo, come invece era chiaro per chi apparteneva alla comunità. Ma leggendo nel libro di Savorana la storia di don Giussani e che cosa ha detto nel corso della sua vita, ho potuto capire don Giussani, ma solo perché ho visto nascere questo linguaggio all'interno dell'azione di un maestro che parla con i suoi figli, che vivono l'esperienza che quel linguaggio trasmette: un'esperienza mistica. 

Per me Giussani non è comprensibile al di fuori di un'esperienza mistica. Non c'è niente di riduttivo in questa espressione. Mi spiego. Fin dall'adolescenza, già a quindici anni, Giussani è stato un mistico innamorato di Cristo. Dal libro emerge il suo intenso e totale amore per Cristo. Egli era innamorato di Cristo e trasmetteva questo amore di Cristo a tutti coloro che venivano in contatto con lui. Per capirlo dovevi, in qualche modo, amare Cristo anche tu; se volevi diventare amico di don Giussani, ti dovevi far trascinare in questo flusso di amore a Cristo. Quello proposto da lui non è un dialogo intellettuale, non c'era spazio nella sua proposta ai giovani per un mondo intellettuale astratto: c'è soltanto Cristo, questa eredità viva! 

Occorre a questo punto evitare un equivoco. Ad alcuni la parola «mistico» fa venire in mente una persona totalmente assorbita nella meditazione, nella preghiera, indifferente perciò al mondo e alle sue necessità. Ma è una visione sbagliata. Ho studiato tanti santi che erano sicuramente dei mistici, ma erano anche incredibilmente attivi! Sto pensando, per esempio, a san Bernardo di Chiaravalle, a san Francesco d'Assisi, a santa Teresa d'Avila, tutte persone che avevano un'esperienza mistica continua che trasmettevano agli altri e che contemporaneamente costruivano ordini, conventi, «cattedrali». 

Alle scuole medie superiori prima e all'università poi, don Giussani ha insegnato ai suoi studenti l'incontro con Cristo. Tutto il resto – l'organizzazione, le regole, il successo – è niente per lui senza l'influsso rivitalizzante del rapporto personale con Cristo. 

Come tutti i movimenti, anche Comunione e Liberazione tendeva a diventare istituzione. Proprio a questo tema generale ho dedicato uno dei miei libri, Movimento e istituzione, uscito nel 1977 e ripubblicato, aggiornato e arricchito, quest'anno. Il libro sostiene la tesi che tutte le formazioni sociali che esistono – partiti, chiese, sette, nazioni – nascono da movimenti collettivi e questi, a loro volta, nascono da una esplosione iniziale: è lo «stato nascente», il momento divino della rivelazione, della scoperta, della passione, dove tutto è possibile. 



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